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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 02:24

Dalla Puglia la conferma: Rifondazione si spacca

Progetto Comunista annuncia la scissione dal partito e lancia, «a partire dall'Assemblea nazionale del 22 Aprile a Roma, la costituente di una nuova forza politica di opposizione comunista in Italia»
BARI - L'area della sinistra interna di Rifondazione comunista, Progetto Comunista annuncia la scissione dal partito e lancia, «a partire dall'Assemblea nazionale del 22 Aprile a Roma, la costituente di una nuova forza politica di opposizione comunista in Italia». Lo conferma in una nota del coordinatore regionale pugliese di Progetto comunista, Michele Rizzi, che va oltre l'annuncio dato nei giorni scorsi a Roma. Il gruppo «Progetto comunista-Rifondare l' opposizione dei lavoratori» è nato dalla divisione dell'area che faceva capo al trotzkista Marco Ferrando.
Rizzi riconosce come un dato positivo «la sconfitta di Berlusconi, ma non esaustivo per dare rappresentanza politica alle classi lavoratrici, agli immigrati, ai disoccupati, ai precari».
Secondo Rizzi, «lo stesso smacco elettorale dell'Unione di Vendola in Puglia è la dimostrazione che la cosiddetta Primavera di cambiamento si è tradotta in un proseguimento delle politiche fittiane (diversi milioni di euro regalati alle aziende, nessun reddito sociale e nessuna cancellazione del Piano di riordino ospedaliero di Fitto) e conseguentemente in una forte delusione nel popolo della sinistra che tanto entusiasticamente aveva sostenuto il governatore pugliese».
«Adesso la Primavera pugliese pare essere finita, prima di essere cominciata - afferma - come abbiamo sempre sostenuto noi, e come sostiene persino la Cgil regionale. Prodi, Della Valle, Mastella e Rutelli, rappresentano un'alternativa sociale per le classi lavoratrici e per chi non arriva alla fatidica quarta settimana del mese? Progetto comunista, crede proprio di no!». «L'entrata al governo del Prc con Prodi - afferma - è di fatto il tradimento del motivo fondante della nascita del Prc, ossia essere il cuore dell'opposizione comunista in Italia».

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