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Studenti tarantini regalano a Uricchio una festa «magnifica»

di MARIA ROSARIA GIGANTE 
TARANTO - Il giorno dopo la sua elezione a nuovo Rettore che per sei anni dal prossimo anno accademico, da novembre, reggerà le sorti dell’Università di Bari, il professor Antonio Felice Uricchio è a Taranto, nell’ex caserma Rossarol, oggi sede dei corsi di laurea in Giurisprudenza, Lettere e Scienze della Formazione. Sulla scia di quello che è avvenuto la sera prima anche fuori dall’Ateneo, per strada a Bari, studenti, docenti e personale tutto del Polo universitario jonico, ma anche tanti amici, sono presenti all’ex Rossarol per salutarlo e fargli gli auguri con affetto
Studenti tarantini regalano a Uricchio una festa «magnifica»
di MARIA ROSARIA GIGANTE 
Il giorno dopo la sua elezione a nuovo Rettore che per sei anni dal prossimo anno accademico, da novembre, reggerà le sorti dell’Università di Bari, il professor Antonio Felice Uricchio è a Taranto, nell’ex caserma Rossarol, oggi sede dei corsi di laurea in Giurisprudenza, Lettere e Scienze della Formazione. Nel suo ruolo di direttore del Dipartimento jonico in Sistemi giuridici economici, è qui alla lezione inaugurale della seconda edizione del corso «Donne, politica ed istituzioni» (finanziato dalla Ue). Più tardi sarà regolarmente presente a far sostenere gli esami agli studenti del suo corso ad Economia. Ma l’acco - glienza e i festeggiamenti tributatigli sono frizzanti e contagiano l’atmosfera.

Sulla scia di quello che è avvenuto la sera prima anche fuori dall’Ateneo, per strada a Bari, studenti, docenti e personale tutto del Polo universitario jonico, ma anche tanti amici, sono presenti all’ex Rossarol per salutarlo e fargli gli auguri con affetto. Mentre il prof. Uricchio percorre via Duomo, prima di infilarsi nel portone d’accesso alla Rossarol, non manca il coro degli studenti: «Sei uno di noi...». Ma anche all’interno del chiostro, è un tripudio di applausi e striscioni. Poi, portato giù lo striscione appeso al cornicione dell’atrio interno, un folto gruppo di studenti si fa fotografare: «Antonio 6 Magnifico». Con chiara allusione alla modalità con cui formalmente dal prossimo 1° novembre dovranno rivolgersi a lui, rettore magnifico appunto. Intanto, proprio il calore di queste ore paiono essere la cifra di un successo costruito con impegno nel corso degli anni, intessuto con una fitta rete di relazioni e rapporti umani con le persone e con le istituzioni.

In sostanza, un rapporto di fiducia tradottosi - come è scritto su un altro cartellone che campeggia nel centro dell’atrio della Rossarol - in «866 sì» (tanti, infatti, sono stati i voti conquistati) di consenso interno giunto dal 57% degli elettori. Così, con naturalezza, la lezione inaugurale del secondo corso «Donne, politica ed istituzioni» si trasforma in occasione in cui, a solo poche ore di distanza dal responso dell’urna, Uricchio tiene il suo primo discorso da rettore.

Parte proprio dalle perplessità iniziali su una candidatura che giungeva dal Dipartimento più giovane (quello jonico appunto). «Ma ho sempre detto che il rettore deve essere di tutti e che i consensi non devono conoscere steccati - dice Uricchio -. Se si propongono idee, progetti, modelli, il consenso può venire da tutte le aree. E così è stato. Questo risultato è un successo incredibile che va al di là delle più rosee aspettative, giunto da tutte le aree e indipendentemente dalla presenza di candidati ideali ritenuti preferiti. Certo - aggiunge Uricchio -, io porto con me lo zoccolo duro della sede di Taranto diventato un modello di progetto. Un modello che ha raccolto una condivisione sociale che alcuni hanno anche criticato ritenendo che u n’Università non debba giovarsi del sostegno sociale. Io dico, invece, che il sostegno sociale è persino più importante di quello degli aventi diritto al voto perché u n’Università deve vivere nel territorio. Ed allora, il consenso sociale supporta il consenso interno. Un’Università che si apre al territorio e promuove se stessa: ecco questa è la nostra idea di Università che qui a Taranto abbiamo sperimentato e per la quale abbiamo lavorato con tutti».

Ma nel «Modello-Taranto» c’è spazio, soprattutto, per una Università «innervata da valori forti». Ad Uricchio piace infatti rammentare la decisione di dare nomi e non numeri alle aule della sede della Rossarol, nomi che richiamano valori forti come la legalità, la tutela del lavoro, la tutela ambientale. «La nostra - dice Uricchio - è una sede che promuove valori, in primo luogo quello che è nel nostro Dna, la legalità. Da qui nasce un modello di Università aperta al dialogo, che promuove se stessa, guarda allo sviluppo del territorio, promuove occupazione. Per noi, ricerca e didattica hanno senso solo se proiettate nel contesto in cui ci troviamo. Questo - conclude - è stato il modello condiviso, il senso della campagna elettorale. La cosa bella generata è l’entusiasmo vissuto ancora oggi, un entusiamo venuto, soprattutto, dai giovani».

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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