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Giovedì 21 Settembre 2017 | 12:42

La diga di Occhitto rischia l'isolamento

A lanciare l'allarme Vito Guerrera, sindaco di Carlantino nel Foggiano: lunedì mattina, in seguito alle abbondanti piogge dei giorni scorsi, si è verificata una frana
FOGGIA - La grande diga di Occhito rischia di restare isolata. A lanciare l'allarme è Vito Guerrera, sindaco di Carlantino, che spiega come lunedì mattina, in seguito alle abbondanti piogge dei giorni scorsi, si è verificata una frana sulla strada che collega il comune di Carlantino all'invaso artificiale, unica via di accesso alla struttura.
«Un chilometro prima di arrivare allo sbarramento artificiale del lago - dice il primo cittadino - un tratto di strada di 50 metri si è abbassato di circa 20 centimetri, mettendo a serio rischio la tenuta stessa della carreggiata. Se la strada dovesse sprofondare completamente, raggiungere l'invaso diventerebbe impossibile. Le conseguenze, in assenza di interventi immediati, sarebbero gravissime, poichè i dipendenti del Consorzio di Bonifica di Capitanata addetti al controllo della diga non potrebbero più raggiungere il loro posto di lavoro».
«La situazione è critica - aggiunge Guerrera - anche perchè attualmente il lago artificiale ha una capienza d'acqua quasi ai massimi livelli, motivo per il quale è tenuto sotto costante e continuo monitoraggio. Le paratoie, inoltre, in caso di necessità, non potrebbero essere abbassate per far defluire l'acqua a valle».
«Dunque non c'è tregua per il comune del preappennino dauno settentrionale - sottolinea il sindaco di Carlantino - Il dissesto idrogeologico, dopo un inverno impietoso, imperversa da più parti. Ma questa volta non è solo il piccolo comune a rischio isolamento ma anche e soprattutto la diga di Occhito».
Intanto, aggiunge Guerrera, «non si capisce perchè le tre paratoie sono tutte chiuse nonostante il livello dell'acqua sia quasi al massimo. Quale strategia sta attuando il Consorzio di Bonifica? Se dovesse piovere per altri due giorni si rischierebbe il tracollo della struttura così come verificatosi lo scorso anno con le conseguenze che ricordiamo tutti, ossia lo straripamento del fiume Fortore», conclude.

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