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Lunedì 22 Gennaio 2018 | 19:20

Nel Salento tritolo e armi

Sequestrati dai carabinieri della compagnia di Tricase nell'ambito di un'indagine su alcuni attentati dinamitardi. Due giovani sono stati arrestati e c'è un ricercato
LECCE - Circa 27 chili di tritolo, sufficienti a far saltare in aria un centro abitato secondo gli investigatori, sono stati sequestrati dai carabinieri della compagnia di Tricase nell'ambito di un'indagine su alcuni attentati dinamitardi compiuti agli inizi di marzo scorso. Due giovani, Massimo Ruggeri, di 21 anni, e Matteo Puce, di 24, sono stati arrestati e un altro è ricercato. Per loro l'accusa è di detenzione e porto abusivo di armi, munizioni e esplosivi, in concorso, danneggiamento e incendio aggravato.
A dare consistenza alle indagini, un banale incidente avvenuto ieri sera, quando una Peugeot 206 è andata a sbattere contro una stazione di servizio a Spongano. A destare i sospetti, l'atteggiamento dei tre occupanti, tra gli "attenzionati" dai carabinieri, che invece di attendere i soccorsi, si sono dati alla fuga.
Quello alla guida ci è riuscito, gli altri due sono stati rintracciati poco dopo nel centro abitato: messi alle strette, hanno finito col confessare di essere stati gli autori di un attentato messo a segno a Nociglia ai danni di una macelleria. I due hanno inoltre rivelato il nascondiglio dove avevano riposto armi ed esplosivo, custoditi all'interno di un bidone bianco in una casa rurale tra Vignacastrisi e Spongano.
Oltre ai 27 chili di tritolo in panetti da 250 grammi, i militari hanno trovato anche due bombe a mano di fabbricazione albanese, 22 detonatori a miccia lenta combustione, 17 detonatori elettrici, di provenienza dei paesi dell'Est, un ordigno rudimentale confezionato con 300 grammi di polvere nera, una pistola a tamburo, un caricatore per kalashnikov con 48 cartucce e 400 cartucce di vario calibro.
Nelle abitazioni dei due arrestati sono state trovate altre due pistole. I tre (il ricercato è un personaggio già noto alle forze dell'ordine, legato agli ambienti della Scu, di cui era il referente tra Castro e Diso), secondo gli inquirenti farebbero parte di un gruppo in fase di organizzazione, finalizzato al racket delle estorsioni nel Sud Salento.

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