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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 02:16

Otto ergastoli per la guerra di mafia tra le cosche salentine

Tredici i fatti di sangue contestati ai condannati: 7 omicidi, tra cui quello del barista leccese Antonio Fiorentino e del vigile del fuoco in servizio a Brindisi, Giuseppe Guido, ucciso per errore
LECCE - Pronunciata questa mattina nell'aula bunker del supercarcere di borgo san Nicola a Lecce, dopo una settimana di Camera di consiglio, la sentenza scaturita dalle operazioni antimafia Pit del 2002 e 2003. Sono otto gli ergastoli e 149 gli anni di carcere comminati a 18 dei 22 imputati a vario titolo di mafia, omicidi e traffico di droga.
Quattro le assoluzioni. Al carcere a vita sono stati condannati Salvatore Caramuscio, Mauro De Filippi, Luigi Grassi, Paolo Lodeserto, Christian Pepe, Pasquale Salierno, Fabio Tolentino e Nicola Ivan Vitale, tutti di Lecce e Surbo, che assieme agli altri indagati, diedero vita alla sanguinosa guerra di mala per il controllo del territorio e la gestione dei traffici illeciti.

Il pm Guglielmo Cataldi aveva chiesto l'ergastolo anche per l'ex boss Fabio Franco, che senza pentirsi, dopo l'arresto avvenuto in Brasile aveva deciso di chiudere col passato, confessando i propri delitti. La Corte d'assise lo ha condannato a 30 anni di carcere. Tredici i fatti di sangue contestati ai condannati: 7 omicidi, tra cui quello del barista leccese Antonio Fiorentino e del vigile del fuoco in servizio a Brindisi, Giuseppe Guido, ucciso per errore al posto del fratello, quattro tentati omicidi e due «gambizzazioni».

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