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Martedì 19 Settembre 2017 | 19:20

Bari - Cinque secondi per un pezzo d'orizzonte

L'inizio della fine del primo dei tre palazzi del complesso di Punta Perotti domenica 2 aprile alle 10,30 in punto
• Barche, folla ed emozione sul lungomare barese • Il sindaco Emiliano e il governatore Vendola: oggi la città ha detto basta • Punta Perotti story
Punta Perotti: la sequenza1BARI - È caduto in cinque secondi, mentre una nuvola di polvere si sollevava verso l'alto e il rumore assordante degli elicotteri copriva il boato. La fine dell'ecomostro di Punta Perotti a Bari è avvenuta in una giornata di sole, alle 10.30 precise, alla presenza, contrariamente a quanto ci si aspettava, di qualche centinaio di persone, meno di quelle che si attendeva affluissero nella zona. L'esplosione ha colto di sorpresa tutti coloro che erano lì per assistervi, compresi giornalisti e operatori delle tante Tv accreditate, perché quasi nessuno ha sentito il preavviso dei tre suoni di sirena.
In cinque secondi i 350 chilogrammi di tritolo e i 150 detonatori hanno fatto in modo che si accartocciassero su se stessi i due terzi del palazzo principale, perpendicolare al mare, del complesso edilizio di circa 300.000 metri cubi di cemento costruito, dal '95 al '97, dal gruppo Matarrese. Punta Perotti: la sequenza2
Tre torri alte 13 piani edificate ad una distanza inferiore ai 300 metri dal mare e posizionato, in gran parte, in modo da ostruire la vista del lungomare a sud di Bari. Una "saracinesca", fu subito definita dalle piccole associazioni che si opposero alla sua costruzione. Ed è per questo che oggi, secondo il sindaco, Michele Emiliano, la città «sembra che abbia un po' di sole in più».
Punta Perotti: la sequenza3
Al momento del crollo la nuvola di polvere causata dall'abbattimento ha invaso il quartiere Japigia, avvolgendo palazzi e strade. E tutti non hanno potuto fare a meno di pensare ad un film di guerra. Dopo un primo momento di sorpresa, il silenzio quasi irreale è stato rotto da un applauso proveniente soprattutto dai gruppi di attivisti di associazioni ambientalistiche assiepati dietro le transenne. Hanno cominciato a sventolare le bandiere gialle e verdi di Legambiente e del WWf. Punta Perotti: la sequenza4
Ed un grande striscione giallo, con la scritta «Bentornato lungomare» è stato srotolato, mentre lo sfondo lasciava vedere il "vuoto" lasciato dal palazzo.
Dopo l'esplosione, le parti abbattute non si sono sbriciolate e a terra sono rimasti tre corpi di fabbrica che dovranno essere disintegrati. E mentre gli idranti continuavano a innaffiare i resti per evitare che continuasse a levarsi polvere sono giunti, nell'area riservata ai giornalisti, prima il sindaco e dopo il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Tutti e due sono stati concordi: questa non è una giornata di festa, hanno detto. «Anzi - ha aggiunto Emiliano - «io ho provato dolore, perché quando va giù una cosa è sempre triste». Ma è pur vero che oggi «è stata lanciata una sfida, - ha aggiunto - oltre a riparare gli errori del passato».
Anche Vendola ha ammesso di aver provato «un coacervo di emozioni» contrastanti: da un lato la consapevolezza di «una battaglia vinta», dall'altro il vedere «quanto spreco c'è stato». «Uno spreco - ha aggiunto il presidente della Regione Puglia - che è sul conto del partito delle speculazioni e degli abusi». Per i Matarrese nessuna parola: «tutto quello che avevo da dire - ha subito tagliato corto Vendola - l'ho detto in 13 anni; «io dico loro - ha invece fatto presente il sindaco - che anche io ho provato dolore. Nessuno qui ha festeggiato». Ma poi qualche tono un po' più forte è passato attraverso i microfoni e i registratori: «questa è una città che conviveva con i veleni, che consentiva che mille ferite le fossero inflitte». E ancora: «Non è possibile - ha detto Vendola - vivere in un Paese dove se rubi una mela rischi la galera e le violenze sistematiche collettive rimangono impunite».
A Bari, oggi, per impegni elettorali, c'era anche il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, che non si è sottratto a un commento, giudicando quella odierna «una giornata positiva non solo per i baresi». «Voglio ricordare _ ha aggiunto - che nella legge delega per la tutela dell'ambiente, la legge del governo, era dato mandato alle Regioni di abbattere i cosiddetti ecomostri».
Legambiente, poco prima dell'abbattimento, ha distribuito un dossier di 17 pagine indicando gli altri 16 ecomostri esistenti sul territorio nazionale. Il Wwf ha invece assegnato al Comune di Bari un Panda d'Oro "speciale" per l'abbattimento dell'ecomostro: «Ogni barese - ha affermato in una nota il segretario aggiunto del Wwf Italia, Gaetano Benedetto - si è liberato da un metro cubo di cemento, acciaio e laterizi, quasi una tonnellata a testa che per anni Bari ha dovuto sopportare». Ma ora a Bari si pensa soprattutto al futuro: e il futuro comincia proprio da quell'area. Emiliano punta molto sui suggerimenti che potranno essere messi in campo con la Biennale di Venezia, Vendola spera invece che si possa realizzare un parco, un parco per i bambini. E il suo pensiero va al piccolo Tommaso, ucciso senza pietà, e alla sua famiglia. Lo sviluppo urbano delle città, di tutte le città, è convinto Vendola, «deve partire dai bambini, dai luoghi dove accogliere i bambini e dove i bambini possano essere finalmente rispettati».
Luisa Amenduni

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