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Lunedì 25 Settembre 2017 | 01:10

Tanti i pugliesi con disturbi epatici

Una cattiva alimentazione associata alla scarsa attività fisica: un'accoppiata pericolosa per mezzo milione di persone solo in Puglia. A rischio anche i bimbi
BARI - Una cattiva alimentazione, ricca di cibi grassi e zuccheri, associata alla scarsa attività fisica: un'accoppiata ben più pericolosa dei virus per la salute del fegato. Sono infatti almeno mezzo milione i pugliesi con danni epatici più o meno gravi dovuti ad accumulo di grasso, senza traccia di infezioni virali o abuso di bevande alcoliche. Anche i più piccoli sono a rischio: venti bambini su 100 infatti presentano segni di danno al fegato causati da una alimentazione non corretta e nei bimbi obesi la percentuale sale addirittura al 50%. Sul banco degli imputati soprattutto le bevande ricche di fruttosio (ad esempio gli energy drink), amate dai più piccoli ma dannose per il fegato. L'allarme arriva dal XII Congresso Nazionale delle Federazione Italiana delle Malattie Digestive, che unisce l'Associazione Italiana dei Gastroenterologi Ospedalieri (A.I.G.O.), la Società Italiana di Gastroenterologia (S.I.G.E.) e la Società Italiana di Endoscopia Digestiva (S.I.E.D.), riunite a Napoli dall' 1 al 5 aprile. L'aumento delle patologie epatiche non virali, nè correlate ad abuso di bevande alcoliche, è strettamente associato agli eccessi alimentari e a uno stile di vita sedentario.

«La steatosi epatica non alcolica, il cosiddetto «fegato grasso», è in realtà uno dei tanti aspetti della sindrome metabolica, una condizione caratterizzata da sovrappeso, ipertensione, insulino-resistenza e quindi fortemente influenzata dalla dieta e dall'esercizio fisico», spiega Nicola Caporaso, Ordinario di Gastroenterologia all'Università Federico II di Napoli, «studi recenti dimostrano però che perdere il 5 % del peso corporeo, associando a una dieta bilanciata 20-30 minuti di attività fisica 3 volte alla settimana, assicura la normalizzazione della funzione epatica.L'effetto peraltro si mantiene a lungo, perchè a distanza di due anni dal dimagrimento e dall'adozione di un corretto stile di vita il fegato risulta ancora in buona salute: si tratta perciò di una «ricetta» che, se applicata fin dalla giovinezza, può cambiare radicalmente la quantità e qualità della vita». L'incidenza della steatosi epatica non alcolica è balzata in breve tempo dal 2 % al 14 % e anche l'alterazione delle transaminasi epatiche è tutt'altro che infrequente: un abitante pugliese su cinque ha un innalzamento occasionale degli enzimi epatici, che rientra se si adotta uno stile di vita sano e nel 70-90 % dei casi è dovuto proprio al fegato grasso.

E non basta: il 3-5 % della popolazione della Puglia di età compresa fra i 18 e i 65 anni ha le transaminasi stabilmente elevate, in assenza di infezioni virali o abuso di alcol. Gli esami risultano sballati soprattutto in chi è obeso o in sovrappeso, a conferma della stretta correlazione fra danni epatici, cattive abitudini alimentari e sedentarietà. Sono invece in calo le epatiti virali, grazie soprattutto a una migliore profilassi, ai maggiori controlli sulle trasfusioni e alle nuove cure: l'incidenza di nuovi casi di epatiti da virus è infatti passata dal 10 % al 6 %. Non per questo si può abbassare la guardia, perchè le malattie epatiche virali restano comunque una delle principali cause di mortalità: ne sono affetti 280.000 pugliesi (80.000 sono colpiti da epatite B, 200.000 da epatite C) e ogni anno si registrano 1.000 nuovi casi di cirrosi, dei quali molti sviluppano poi un tumore al fegato. La mortalità per cirrosi nella nostra regione è di 22 persone ogni 100.000 abitanti. Elevata anche la mortalità per epatocarcinoma, cresciuta del 130 % rispetto al passato; il tumore al fegato è per giunta sempre più frequente, con un'incidenza che è raddoppiata negli ultimi 20 anni passando da 10 a 20 casi ogni 100.000 abitanti e collocando questo tumore al terzo posto per frequenza dopo il cancro al colon-retto e quello al polmone.

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