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Martedì 26 Settembre 2017 | 05:49

Punta Perotti giù tra 6 giorni

I tre palazzoni che chiudono il lungomare a sud di Bari saranno demoliti con la dinamite, a meno che la magistratura non ci metta lo zampino
BARI - Meno sei. Manca poco meno di una settimana al 2 aprile quando comincerà la demolizione dell'ecomostro Punta Perotti, tre palazzoni di 300.000 metri di di cemento che chiudono, anzi sfregiano, il lungomare a sud di Bari. A meno di auspicate ma, al momento, inattese iniziative dilatorie della magistratura barese, i tre palazzoni da una decina di piani ciascuno cominceranno ad andare giù in esecuzione di una sentenza definitiva di confisca che li ha ritenuti abusivi perchè costruiti a meno di 300 metri dalla costa.
Il conto alla rovescia dunque è scattato e l'attesa per l'abbattimento è entrata nel vivo. C'è chi, come il Comune, alcune forze politiche e gli ambientalisti, invita la città a festeggiare domenica l'inizio dell'abbattimento della costruzione più contestata d'Italia, e chi, invece, come il gruppo Matarrese di Bari, che ha costruito ed è l'ex proprietario di due dei tre palazzoni, sta tentando in tutti i modi di fermare le cariche di dinamite.
L'ultima, disperata, mossa dei Matarrese è la richiesta, inoltrata il 24 marzo scorso alla Procura generale presso la Corte d'appello di Bari, di avocare le indagini preliminari per mancato esercizio dell'azione penale da parte della Procura presso il Tribunale.
Le indagini che, secondo Matarrese, il Pg deve avocare sono quelle che seguono la denuncia presentata il 2 marzo scorso dagli stessi Matarrese contro il sindaco di Bari, Michele Emiliano, e alcuni amministratori comunali 'reì di aver ordinato l'abbattimento di un bene che - a giudizio degli imprenditori - risulta gravato da ipoteca da 6,5 mln di euro iscritta dalla 'Salvatore Matarrese spà, che ha estinto un mutuo bancario stipulato all'inizio degli anni Novanta dalla controllata 'Sud Fondì per costruire Punta Perotti.
Nella richiesta di avocazione, i legali ipotizzano un'inerzia della Procura che non solo - a loro giudizio - non starebbe indagando sui pubblici amministratori denunciati, ma non ha dato seguito neppure alla richiesta dei Matarrese di sequestrare la costruzione «pignorata» per sottrarla alla demolizione.
Sulle sorti della richiesta di avocazione le bocche a Palazzo di giustizia sono rigorosamente cucite. Il titolare del fascicolo, il sostituto pg Vincenzo Ardito, non dice nulla ai giornalisti su quel che farà, neppure sui tempi entro i quali farà eventualmente conoscere la propria decisione sulla richiesta di avocazione. Ma le indiscrezioni che trapelano proprio da fonti della Procura generale sono univoche: non ci sono i presupposti per avocare il fascicolo e per sostituirsi alla Procura della Repubblica.
In sostanza, fanno sapere le fonti, la risposta alla richiesta dei Matarrese è contenuta nell'art.412 cpp nel quale così è scritto: «Il procuratore generale presso la corte di appello dispone con decreto motivato l'avocazione delle indagini preliminari se il pubblico ministero competente non esercita l'azione penale o non richiede l'archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice. Il procuratore generale svolge la indagini preliminari indispensabili e formula le sue richieste entro 30 giorni dal decreto di avocazione».
Secondo fonti inquirenti, il termine stabilito dalla legge per esercitare l'azione penale è quello delle indagini preliminari: sei mesi, eventualmente prorogabili. Mentre tra la denuncia e la richiesta di avocazione delle indagini dei Matarrese sono trascorsi solo 22 giorni per cui - dicono le fonti - non si può parlare di inerzia della Procura.
Quindi, a meno di clamorosi colpi di scena, non resta che l'appuntamento per domenica prossima alle 10.30 quando una carica di esplosivo demolirà i due terzi dell'immobile più grande dei Matarrese, posto perpendicolare al mare. Seconda puntata domenica 23 aprile, quando saranno demoliti l'ultimo modulo del primo fabbricato e i due terzi dell'altro immobile dei Matarrese, parallelo al primo. Ultimo atto lunedì 24 aprile quando una terza esplosione farà crollare l'ultimo modulo del secondo fabbricato e il palazzo parallelo al mare.
Roberto Buonavoglia

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