Venerdì 20 Luglio 2018 | 11:03

«E' moribondo, prepara il carro funebre»

In cambio di denaro, infermieri avrebbero segnalato alle pompe funebri la morte, avvenuta o imminente, di pazienti ricoverati nell'ospedale di Molfetta. 7 arresti
MOLFETTA (BARI) - Gli infermieri segnalavano alle pompe funebri la morte, avvenuta o imminente, di pazienti ricoverati nell' ospedale, i titolari di imprese funebri, pagando sotto banco laute somme agli infermieri, arrivavano subito sul posto e disbrigavano le pratiche necessarie per il "caro estinto" e i medici, in cambio di soldi, avrebbero consentito il trasporto della salma nell' abitazione del deceduto anzichè farla restare, così come prevede la legge, nell' obitorio dell' ospedale. E' quanto è stato scoperto dai carabinieri del Reparto operativo di Bari che su disposizione della magistratura di Trani (Bari), hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip Roberto Olivieri del Castillo su richiesta del pm Ettore Cardinali, nei confronti di sette persone: due titolari di imprese funebri ed un dipendente di una delle due ditte e quattro infermieri in servizio nell' ospedale di Molfetta. I reati contestati a vario titolo sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, rivelazione e utilizzazione di segreti d' ufficio, falso in atto pubblico e peculato.
Nell' indagine sul giro d' affari legato al «caro estinto» sono stati indagati anche 43 medici, alcuni in servizio nell' ospedale di Molfetta, altri di base e della Ausl. I medici dell' ospedale, in cambio di somme di denaro (tra i 100 e i 200 euro) avrebbero certificato falsamente le dimissioni dal proprio reparto di alcuni pazienti, che erano in realtà morti, per consentire il trasporto della salma nell' abitazione della famiglia; i medici di base avrebbero compilato più speditamente il modulo Istat relativo al decesso, e quelli della Ausl sarebbero stati molto solerti nell' attestare la morte del paziente.
Gli infermieri arrestati, secondo l' accusa, erano stipendiati in nero dagli imprenditori: per ogni decesso segnalato ricevevano in cambio somme comprese tra i 200 e i 250 euro a testa. Nei circa tre mesi di indagine, da fine novembre 2005 a gennaio 2006, i carabinieri ritengono di aver accertato una quarantina di segnalazioni. L' indagine è stata avviata dopo la segnalazione di operatori del settore delle pompe funebri che avevano denunciato l' esistenza del presunto 'comitato d' affarì che era finalizzato a sbaragliare la concorrenza.

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