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Sabato 23 Settembre 2017 | 09:37

Molfetta - «Affari sui morti»: 7 arresti

L'accusa: medici ed infermieri ricevevano tangenti per segnalare ad agenzie di pompe funebri i deceduti in ospedale, per avere il monopolio dei funerali
MOLFETTA (BARI) - Un presunto comitato affaristico - composto da infermieri e da titolari di imprese di pompe funebri - che agiva nell'ospedale di Molfetta (Bari) e che, secondo l'accusa, aveva monopolizzato il business legato al disbrigo delle pratiche funebri dei pazienti viene smantellato dai carabinieri del Reparto operativo di Bari su disposizione della magistratura di Trani (Bari).
I militari stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone: quattro infermieri in servizio nel nosocomio di Molfetta, due titolari di imprese funebri ed un dipendente di una delle due ditte. I reati contestati a vari titolo sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, falso in atto pubblico e peculato.

Secondo l'accusa, il connubio sanità-imprenditoria ha consentito di creare un ben oliato meccanismo criminale che ha consentito, soprattutto ad uno dei due imprenditori arrestati, di ricevere sistematicamente dagli infermieri conniventi (appositamente pagati), le segnalazioni dei decessi (avvenuti o imminenti) di pazienti ricoverati nel nosocomio.
Inoltre, gli operatori sanitari (tra cui vi sarebbero alcuni medici) si occupavano - secondo i militari - di predisporre false dichiarazioni con le quali attestavano le dimissioni dall'ospedale dei pazienti dichiarandoli in fin di vita (ma in realtà erano morti) per consentire ai loro parenti di trasferire la salma presso la propria abitazione, evitando così che la stessa finisse presso la camera mortuaria dell'ospedale.

Le misure restrittive sono firmate dal gip del Tribunale di Trani Roberto Oliveri del Castillo che ha accolto le richieste del pm inquirente Ettore Cardinali.
Gli infermieri arrestati secondo l'accusa erano stipendiati in nero dagli imprenditori, e per ogni decesso segnalato ricevevano in cambio somme comprese tra i 200 e i 250 euro a testa. Nei circa tre mesi di indagine, da fine novembre 2005 a gennaio 2006, i carabinieri ritengono di aver accertato una quarantina di segnalazioni.
L'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla rivelazione del segreto d'ufficio viene contestata a quanto si è saputo a sei delle sette persone arrestate: ad uno dei due imprenditori (l'altro risponde solo di concorso in corruzione), ad un suo stretto collaboratore e ai quattro infermieri. Alcuni di questi ultimi sono accusati, a vario titolo, anche di concorso in falso e di concussione ai danni di un altro titolare di un'agenzia di pompe funebri che sarebbe stato costretto a pagare per le segnalazioni ricevute.
Un solo infermiere risponde invece di peculato, per essersi impossessato in diverse occasioni di prodotti farmaceutici e medicinali prelevandoli dai depositi dei vari reparti dell'ospedale di Molfetta per poi rivenderli. Le sottrazioni dei beni sono state videofilmate dai carabinieri durante servizi di pedinamento e di osservazione.
L'indagine è stata avviata dopo la segnalazione di operatori del settore delle pompe funebri che avevano denunciato l'esistenza del presunto comitato d'affari che era finalizzato a sbaragliare la concorrenza.

INDAGATI ANCHE 43 MEDICI
Sono indagati anche 43 medici nell'indagine della Procura presso il Tribunale di Trani su un giro d'affari legato al «caro estinto» che stamane ha portato all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare a carico di quattro infermieri dell'ospedale di Molfetta (Bari), di due imprenditori, e di un dipendente di una delle due ditte.
A quanto è dato sapere, i carabinieri avrebbero accertato che i medici - alcuni in servizio nell'ospedale di Molfetta, altri di base e della Ausl - in cambio di somme di danaro comprese tra i 100 e i 200 euro, avrebbero (i primi) certificato falsamente le dimissioni dal proprio reparto di alcuni pazienti (che in realtà erano morti) per consentire il trasporto della salma nell'abitazione del deceduto anzichè farla restare, così come prevede la legge, nell'obitorio dell'ospedale; i medici di base avrebbero compilato più speditamente il modulo Istat relativo al decesso, e quelli della Ausl sarebbero stati molto solerti nell'attestare la morte del paziente.
In questo modo - secondo l'accusa - l'attività degli infermieri, unita a quella dei medici, imprimeva da un lato un'accelerazione alle pratiche di sepoltura, e dall'altro impediva ai parenti del deceduto di entrare in contatto con imprese funebri concorrenti. Il maggior costo sopportato dagli imprenditori per il pagamento delle tangenti secondo gli investigatori - veniva ampiamente recuperato con il rilascio di fatture con importi quasi dimezzati rispetto a quelli realmente pagati.

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