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Martedì 19 Settembre 2017 | 20:58

Il contrabbando è morto, anzi no

40 mila stecche nel porto di Taranto. Erano nascoste in containers provenienti dal Bangladesh. La Dogana: in città è ripresa la vendita per strada di Tle
TARANTO - Sui documenti di spedizione c'era scritto «utensili», e a prima vista nel container c'erano tre file di cartoni contenenti semplici pentole. Ma dietro quel materiale assolutamente innocuo c'erano otto tonnellate di sigarette estere di contrabbando suddivise in 40 mila stecche. A scoprire il carico illegale tra una pentola e l'altra sono stati i funzionari dell'Agenzia delle Dogane di Taranto, in collaborazione con i finanzieri del Comando provinciale.
E' accaduto nel porto di Taranto, i containers provenivano dall'Estremo Oriente, dal Bangladesh: il sequestro delle ultime ore è il terzo e il più ingente operato da Dogana e Finanza nel porto di Taranto in materia di contrabbando di sigarette proveniente dal territorio asiatico. Circa un anno e mezzo fa altri due carichi provenienti sempre dall'Estremo Oriente erano stati compiuti a poche settimane di distanza l'uno dall'altro.
L'ultimo sequestro - a quanto è stato reso noto - è stato reso possibile da un'attività di «intelligence» fra la dogana di Taranto e quella inglese, hanno sottolineato incontrando i giornalisti il direttore dell'Agenzia delle Dogane di Taranto, Tommaso Musio, e il comandante provinciale della Guardia di finanza, col.Giovanni Monaco.
I cartoni in cui erano nascoste le sigarette infatti recano la scritta «made in England», ma per ora non si sa se effettivamente la merce sia stata prodotta in Inghilterra facendole poi compiere un largo giro via mare per sfuggire alle imposte doganali. Sui pacchetti di sigarette infatti compaiono nomi di marche note come «Regal» e «Superking's», accanto però ad altre che agli investigatori risultano sconosciute. C'è insomma il sospetto che le diciture per le marche impresse sui pacchetti di sigarette e sui cartoni in cui erano custodite le stecche possano essere contraffatte.
Di certo però i sospetti su quel container poi bloccato nel porto di Taranto erano maturati già tra i funzionari della dogana inglese. Quando il container è arrivato a Taranto ed è stato individuato tra le migliaia giunti tramite la «Tct» (Taranto container terminal), la società controllata dalla multinazionale Evergreen che gestisce il traffico di container nel porto jonico, è stato messo in azione anche uno «scanner» mobile. Lo strumento, molto sofisticato, ha così evidenziato la presenza delle sigarette nascoste fra le pentole.
Il sequestro avvalora anche l'ipotesi che il contrabbando di sigarette stia riprendendo piede in territorio jonico. Da qualche tempo, confermano in Dogana, in città si rivedono banchetti improvvisati per la vendita sottobanco di sigarette, e la stessa Guardia di Finanza avrebbe già cominciato a redigere i primi verbali di sequestro. Proprio come accadeva sino agli anni Novanta.

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