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Venerdì 22 Settembre 2017 | 15:41

Insultarono la figlia del boss: gambizzati

Arrestato a Bari: Carmine Piperis fece ferire tre albanesi che avevano fatto pesanti apprezzamenti alla figlia minorenne mentre aspettava l'autobus
BARI - Tre albanesi che rivolsero pesanti apprezzamenti alla figlia quattordicenne del boss del rione barese di Enziteto furono gambizzati in un agguato, e un pusher che nella piazza del quartiere continuava a spacciare droga senza il consenso del capoclan fu invece assassinato: sono i particolari che emergono dall'ordinanza di custodia cautelare che agenti della squadra mobile della questura di Bari hanno notificato al presunto boss del rione Enziteto di Bari, Carmine Piperis, di 46 anni, già detenuto, e ad un suo luogotenente, Cosimo Damiano Rossi, di 26.
Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, che ha accolto in parte le dieci richieste di applicazione della misura cautelare avanzate dal pm inquirente della Dda Elisabetta Pugliese. Il giudice non ha infatti disposto l'arresto per otto persone indagate, a vario titolo, per l'omicidio di Servodio, per il tentativo di omicidio dei tre cittadini albanesi, per estorsione e detenzione e porto di arma da fuoco, reati aggravati dall'aver favorito un'associazione di tipo camorristico-mafioso.
Il ferimento dei tre albanesi risale al 2000 e avvenne subito dopo che i tre giovani rivolsero pesanti apprezzamenti fisici alla figlia minorenne di Piperis mentre questa era alla fermata di un autobus. Secondo le indagini della polizia, la ragazzina riferì subito al padre l'oltraggio subito dai tre e il genitore vendicò col sangue l'offesa ordinando ai suoi uomini la gambizzazione dei tre extracomunitari.
Diverso, invece, il contesto in cui maturò il ferimento (risalente al 2000) di Servodio, che già prima dell'avvento del clan Piperis ad Enziteto spacciava droga per conto del clan capeggiato da Antonello Lazzarotto, il boss messinese morto in carcere nel marzo del 1992 per infarto ischemico al miocardio. In sostanza, Servodio, non curante degli avvertimenti di Piperis, che lo aveva invitato ad allontanarsi dalla zona, continuava nella sua attività di pusher. Per questo motivo - secondo le indagini - su disposizione di Piperis fu ferito con colpi di pistola nel 2000 e, per le gravi lesioni ricevute, morì nel 2002. Secondo l'accusa, tra gli esecutori materiali dell'agguato c'è Rossi che agì in concorso con persone indagate a piede libero.

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