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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 15:06

Bari - Ricchi clan mafiosi

La Guardia di Finanza ha sequestrato beni per oltre 10 milioni di euro riconducibili ai componenti di un clan mafioso Sifanno tra beni mobili ed immobili
BARI - Dopo complesse indagini economico patrimoniali disposte dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e che hanno ricostruito oltre un decennio di vita criminale, di investimenti e riciclaggi, la guardia di finanza ha sequestrato beni per oltre 10 milioni di euro riconducibili ai componenti di un clan mafioso denominato Sifanno.
Il clan opera nella provincia di Bari ed è dedito alla produzione e commercializzazione di ingenti quantitativi di stupefacenti. I sequestri sono stati compiuti da finanzieri del Gico del nucleo regionale di polizia tributaria di Bari ed hanno riguardato 13 terreni (per una superficie complessiva di 230.000 metri quadrati), sei ville, un centro sportivo, 11 automobili, due motocicli oltre a conti correnti, polizze assicurative, depositi di risparmi e titoli.
Nelle indagini, gli investigatori si sono avvalsi anche delle dichiarazioni di pentiti riscontrate da accertamenti bancari.

Le indagini economico-patrimoniali nei confronti del clan Sifanno furono avviate - si è appreso - alla fine del 2004, su disposizione del procuratore aggiunto presso la direzione distrettuale antimafia di Bari, Giovanni Colangelo, dopo che nell'aprile dello stesso anno erano state emesse dal tribunale di Bari ordinanze di custodia cautelare nei confronti di esponenti del clan per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, produzione e traffico di sostanze stupefacenti.
Le indagini hanno accertato che il gruppo criminoso, capeggiato da Raffaele Sifanno, detto «Feluccio», aveva costituito a Bitonto dal 1990 al 2003 una organizzazione dedita alla coltivazione della canapa indiana dalla quale, successivamente, aveva ricavato grossi quantitativi di sostanza stupefacente che veniva rivenduta all'ingrosso.
Il gruppo era composto, oltre che da Raffaele Sifanno, da Donato Marinelli, Vincenzo Terlizzi, detto «il polacco», e Nicola Carelli, i cui ruoli all'interno del sodalizio criminale sono stati chiariti da diversi collaboratori di giustizia, che hanno contribuito alle indagini. Questi ultimi, infatti, hanno parlato delle famiglie mafiose presenti sul territorio di Bitonto e anche del ruolo del gruppo criminale capeggiato dal Sifanno Raffaele.
In particolare i collaboratori Pietro Losurdo, Giuliano Saturnino, Damiano Semiraro, e Pasquale Semiraro, hanno detto che i componenti del clan Sifanno avevano allestito diverse piantagioni nelle campagne di Bitonto, in posti dove non era possibile arrivare con automezzi ma solo con asini tanto che gli animali venivano utilizzati anche per il trasporto degli stupefacenti. Il volume del traffico era ingente: Giuliano Saturnino ha detto, tra l'altro, di aver acquistato dal gruppo criminale nei suoi primi anni di operatività cinque chili di marijuana a settimana, e successivamente quantità sempre maggiori fino a raggiungere addirittura 40 chili a settimana, pagandola anche due milioni e mezzo di lire al chilo.

Il raccolto della canapa indiana interessava anche gli esponenti di altre famiglie mafiose di Bitonto: ogni anno il gruppo - hanno accertato le indagini - ne cedeva un quintale a Giuseppe Valentini, «Pinuccio ùacidd», il quale la spacciava nella città vecchia. Le indagini hanno consentito di individuare ampie porzione di territorio del centro abitato di Bitonto, estese complessivamente per oltre 230.000 mq., nella disponibilità dei soggetti sottoposti ad indagini, su cui erano stati realizzati, anche abusivamente, numerosi immobili anche di elevato valore commerciale, che sono stati posti sotto sequestro insieme con automezzi e conti bancari.

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