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Lunedì 25 Settembre 2017 | 19:05

Faida Gargano - Si costituisce latitante

FOGGIA - È durata 21 mesi la latitanza di Matteo Libergolis, l'allevatore di 33 anni, costituitosi ieri pomeriggio agli agenti di Polizia del commissariato di Manfredonia. Il 33enne, nipote di Francesco Libergolis, detto «Ciccillo» capo dell'omonimo presunto clan della faida garganica era ricercato dal 23 giugno del 2004 quando venne messa a segno la maxi operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, denominata Iscaro-Saburo, contro le famiglie di allevatori coinvolti nella decennale guerra nata per questioni di abigeato e poi trasformatasi in vera e propria rivalità per il controllo del territorio e dei traffici illeciti. Matteo Libergolis è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsioni, detenzione illegale di arma da fuoco, usura e dell'omicidio di Matteo Mangini, 20 anni ucciso a Manfredonia il 2 settembre del 2001.
L'allevatore, ritenuto dagli investigatori, insieme ai fratelli Armando e Franco Libergolis già detenuti, a capo del clan cosiddetto dei «montanari», si nascondeva nelle campagne di Monte Sant'Angelo dove ha tantissime masserie. In particolare ieri pomeriggio ha atteso l'arrivo degli agenti di polizia in un'azienda agricola in località Pulsano. «Credo nella giustizia e sono sicuro di far valere la mia innocenza, ma non credo nella carcerazione preventiva»: queste le prime parole di Matteo Libergolis agli investigatori a cui ha aggiunto che ha deciso di costituirsi anche per la sua famiglia e per il piccolo bambino che in pratica non ha mai conosciuto.

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