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Martedì 19 Settembre 2017 | 17:23

Brindisi - «Mediterraneo e Balcani, storia comune»

Convegno internazionale a Mesagne. Perchè Brindisi e tutto il Salento diventino piattaforma di idee attraverso la quale promuovere la crescita delle comunità che si trovano al di quà e al di là del mare • Seconda giornata dei lavori
BRINDISI - Una storia comune tra Mediterraneo e Balcani, fatta di confronto ma anche di conflitti da affrontare e sciogliere con l'integrazione e lo scambio culturale. E' al centro di questa missione che Brindisi e tutto il Salento si propongono di diventare una piattaforma di idee, attraverso la quale promuovere la crescita delle comunità che si trovano al di quà e al di là del mare.
Il progetto è stato delineato durante un convegno internazionale cominciato oggi a Mesagne nella cittadella della ricerca, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, l'assessore al Mediterraneo, Silvia Godelli, oltre ad esponenti istituzionali e culturali della Puglia e del Mediterraneo. Erano presenti, tra gli altri, i presidenti delle province di Brindisi, Taranto e Lecce oltre al direttore dell'Unione delle università mediterranee (Unimed) e i rettori delle università di Bari e Lecce.
Nel corso del convegno, che prosegue domani, è stato anche presentato l'Istituto internazionale per il Mediterraneo e i Balcani che sarà realizzato a breve all'interno della cittadella in sinergia con la nuova facoltà universitaria di Scienze politiche e che avrà il compito -è stato detto - di diffondere valori, idee e conoscenze strategiche sulle tendenze politiche, economiche, sociali e culturali dei Paesi del Mediterraneo e dei Balcani nella promozione di un dialogo comune.
Per Vendola, «si tratta innanzitutto di mettere insieme le numerose esperienze che già vi sono, come ad esempio quelle realizzate dagli atenei pugliesi che hanno costruito delle tele importantissime di relazioni tra le università balcaniche e di tutta l'area del Mediterraneo». «Si tratta oggi di dare vita - ha detto ancora - ad una politica che deve avere l'ambizione di inserire nell'agenda europea l'integrazione della parte balcanica, e in questo noi possiamo essere protagonisti in quanto punto chiave della regione euro-adriatica». Per Vendola, inoltre, la Puglia può svolgere un ruolo fondamentale in tutto il Mediterraneo che può schiudere straordinarie prospettive economiche, civili e culturali». «Possiamo essere portatori di una visione nuova nel rapporto tra Europa e Mediterraneo - ha detto ancora - tra Occidente ed Oriente, tra nord e sud del mondo».
«La Regione Puglia - ha detto Godelli - punta ad una integrazione di tutta l'area del Mediterraneo, dal punto di vista sia degli scambi culturali e della reciproca conoscenza, sia dell'iniziativa economica e dello sviluppo commerciale». «L'istituto Internazionale per il Mediterraneo e i Balcani - ha detto ancora - è il primo centro di questo tipo e si costituisce con la compartecipazione di tutti i principali Enti locali dell'area Salento. Attraverso la sua attività si potrà lavorare in modo molto approfondito non soltanto sui temi di ordine culturale ma anche su progettualità e certamente sia i Balcani che la sponda sud del Mediterraneo devono essere parte organica di questo progettò».
«La Puglia - ha detto ancora - può interfacciare i due mari e diventare attrice di questa integrazione di sviluppo che riguardi l'intera area. Per far questo è necessario un dialogo tra diverse culture, storie, esperienze e religioni, ma soprattutto è necessaria la cooperazione, ossia il lavorare insieme». «Un lavoro che - ha concluso - e già in atto e che vede tutto il territorio regionale interessato da questa nuova visione di insieme nell'ottica di un confronto su più livelli». Nel corso del convegno si è anche parlato del difficile rapporto tra l'Occidente e l'Islam. «E' evidente - ha dichiarato Franco Rizzi, direttore generale dell'Unimed - l'esistenza di un inevitabile processo di osmosi tra Occidente e mondo musulmano, la cui accettazione relega in secondo piano l'utopia di esportare la democrazia, come i fatti dell'Iraq hanno dimostrato». «Mi sembra altrettanto difficile immaginare - ha detto ancora - che il potere nei Paesi arabi possa ritenere sufficiente, per l'instaurare la democrazia, l'espressione del voto elettorale senza accompagnarlo con altre riforme. E il malessere che si manifesta tra le popolazioni è evidente così come la capacità dell'Islam politico di recuperarlo».

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