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Lunedì 25 Settembre 2017 | 04:33

Un Mediterraneo comune come anti veleno

«Si tratta - afferma il presidente della Regione Puglia - di costruire buone pratiche tra Pubbliche amministrazioni, con il lavoro e la cultura della cooperazione»
BARI - Una progettazione comune può essere nel Mediterraneo «un antidoto ai veleni di chi cerca lo scontro di civiltà». Ne è convinto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che oggi ha partecipato ai lavori del convegno, che si tiene a Bari, di presentazione di 'Forum pubblica amministrazione 2006'. Ai lavori partecipano, tra gli altri, i rappresentanti delle delegazioni greca e albanese. Si tratta - come è stato sottolineato in apertura dal direttore generale di Forum Pa, Carlo Mochi Sismondi - di una giornata di discussione sul partenariato euromediterraneo, promossa dal Forum Pa in collaborazione con l' assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia, che ha come tema «Regionalizzazione, servizi pubblici e qualità della vita. Costruire una rete di cooperazione tra le amministrazioni del Mediterraneo».
«Si tratta fondamentalmente - afferma Vendola - di costruire buone pratiche tra Pubbliche amministrazioni, introiettando come un dato quotidiano di lavoro la cultura della cooperazione». «Noi su questo versante - sostiene il presidente della Regione Puglia - possiamo scoprire dei vantaggi economici e civili straordinari. La cooperazione troppo spesso è stata immaginata come un ponte che veniva costruito da un governo nazionale verso un altro governo nazionale».
«Invece nel Mediterraneo ci deve essere un colloquio tra governi locali, tra democrazia del territorio, tra comunità, un dialogo da una sponda all'altra che si incrociano, che sullo sviluppo rurale, sull'education, sulla promozione della piccola impresa, che sulle questioni dell'innovazione e delle infrastrutture - ha detto Vendola - costruiscono una progettazione comune». E questo determina, secondo il presidente della Regione Puglia, due fatti importanti. Il primo è «la crescita del protagonismo delle singole comunità come attori della globalizzazione e non come periferie spaventate». Il secondo è che «tutto questo - per Vendola - è una semina di cose buone, che sono antidoti ai veleni di chi cerca lo scontro di civiltà, di chi - ha concluso - fomenta il fondamentalismo».

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