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Domenica 24 Settembre 2017 | 08:43

Marchio etico per imprese baresi

Tredici aziende artigiane, le uniche nel sud Italia, possono esibire questa certificazione, ottenuta al termine di un percorso formativo che le ha viste impegnate nel 2005
BARI - Un marchio di qualità, «artigianato etico», che comunica i valori dell'impresa «socialmente responsabile»: luoghi di lavoro salubri, prodotti sicuri, controllo sugli impatti ambientali delle attività, non ammissibilità del lavoro infantile. Tredici aziende artigiane baresi, le uniche nel sud Italia, possono esibire questa certificazione, ottenuta al termine di un percorso formativo che le ha viste impegnate nel 2005. Operano nella termoidraulica, nell'estetica, nei trasporti, nella progettazione grafica, nella foto-incisione, negli imballaggi, nelle apparecchiature elettromedicali, nella lavorazione dei marmi, nella progettazione di impianti elettrici, nell'autocarrozzeria.

Oggi il presidente dell'ente camerale, Luigi Farace, ha consegnato ai tredici imprenditori il marchio di garanzia «artigianato etico», che è anche il nome del progetto pilota promosso dall'Aicai (azienda speciale della Camera di Commercio di Bari), in collaborazione con Confartigianato, Cna e Cise, l'azienda speciale della Camera di Commercio di Forlì Cesena, ideatrice del marchio. Sono stati inoltre illustrati i risultati del progetto che ha visto coinvolte complessivamente sedici aziende della provincia di Bari.
«Questo marchio è coerente con un'azione imprenditoriale - ha detto Farace - che si pone una nuova frontiera che è quella dello sviluppo sostenibile e della responsabilità sociale. Sappiamo quanto il tessuto economico della nostra provincia si fondi proprio sulle piccole e medie imprese, moltissime artigiane e quanto queste contribuiscano non solo a costituire il nostro sistema economico ma anche il sistema sociale. Un tessuto sociale che oggi però chiede all'impresa comportamenti etici per favorire uno sviluppo sostenibile del territorio».

«Lo standard - ha detto Massimo Chiocca del Cise che ha promosso, a livello nazionale, la certificazione dei sistemi di responsabilità sociale - fa riferimento alle dimensioni: lavoro, ambiente, interessi del consumatore, relazioni con la collettività e il territorio, aspetti economici, l'impegno dell'artigianò. Tredici imprese sono una goccia rispetto alle cifre complessive - ha detto Mario Laforgia, direttore della Confartigianato-Upsa di Bari - ma il marchio è un segnale positivo. Una pietra miliare per lo sviluppo». Per Laforgia «definire uno standard di riferimento dell'artigianato etico entro il quale siano contenuti i principi a cui l'impresa artigiana dovrebbe fare riferimento per definirsi socialmente responsabile e potersi pertanto fregiare del marchio, è una esigenza e al contempo una opportunità che viene intensamente avvertita. La performance sociale dell'impresa è un fattore importante nella determinazione del suo valore economicò.
«Questo marchio è un elemento di differenziazione dell'impresa - ha comcluso Luigi Florio della Cna - e crea un valore aggiunto, oltre che sviluppo, innovazione e coesione sociale».

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