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Venerdì 22 Settembre 2017 | 06:39

Taranto, s'indaga per monopolio al porto

Interdetti dall'attività due manager - uno dell'Ilva - accusati di illecita concorrenza e tentativo di estorsione ai danni delle agenzie marittime locali
TARANTO - Con l'accusa di illecita concorrenza e tentativo di estorsione ai danni delle agenzie marittime locali, due manager - uno dell'Ilva di Taranto e l'altro di una società marittima - sono stati interdetti dall'attività per due mesi.
Il provvedimento cautelare è stato emesso dal gip del Tribunale di Taranto Michele Ancona su richiesta del pubblico ministero inquirente, Antonella Montanaro, e notificato da militari del nucleo di pt della Guardia di finanza di Taranto. L'inchiesta riguarda una presunta situazione di monopolio che l' Ilva avrebbe creato nell'attività di carico e scarico delle merci nel porto di Taranto, danneggiando le agenzie marittime locali.
I manager sospesi sono Michele Fazio, di 47 anni, di Savona, institore (cioè incaricato dalla società di curare questa attività aziendale) e componente del Consiglio di amministrazione della "Anchor shipping" (agenzia marittima con sede nella città ligure), e Giampiero Gallina, di 51 anni, di Torino, dirigente dell'Ilva con procura a gestire i pontili dati in concessione alla stessa Ilva. Entrambi sono indagati, insieme ad altre 12 persone, per illecita concorrenza e tentata estorsione ai danni delle agenzie marittime locali. Gli altri indagati - a quanto si è saputo - sono componenti dei Cda dell'Ilva spa, della "Anchor shipping agent spa" di Savona, e componenti di una società collegata a quest'ultima, la "Navalsud", con sede a Taranto.
L'indagine - a quanto si è appreso - è stata avviata nel giugno 2004 sulla base di un esposto presentato dal titolare di un'agenzia marittima locale. Secondo l'accusa, dal 1997 l'Ilva ha monopolizzato l'attività di carico e scarico delle merci nel porto di Taranto. Agli armatori con navi dirette a Taranto sarebbe stata comunicata - sempre secondo l'accusa - l'esistenza di un terminal di scarico e carico, concesso all'Ilva, all'interno del porto. Sul terminal però sarebbero state autorizzate ad operare dall'Ilva solo la "Anchor shipping" e la "Navalsud srl", escludendo così le agenzie locali e praticando tariffe inferiori a quelle previste dalla legge.
Inoltre, secondo l'accusa, gli armatori sarebbero stati intimiditi con minacce di ritardi nelle operazioni di carico e scarico qualora non avessero utilizzato come agenzie una delle due indicate dall'Ilva. Da qui l'ipotesi di reato di tentata estorsione che sarebbe suffragata - secondo l'accusa - da una serie di fax ed e-mail (acquisiti dai finanzieri) ricevuti dagli armatori che dovevano compiere operazioni nel porto tarantino.
Secondo quanto accertato dalle Fiamme gialle, in quattro anni la "Anchor shipping" e la "Navalsud" avrebbero curato le operazioni di 2.900 delle 3.200 navi mercantili giunte a Taranto.

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