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Martedì 26 Settembre 2017 | 16:50

Omicidio Labianca: ricusati i giudici

Giovanni Pupillo, accusato di avere ucciso sette anni fa a Gravina la fidanzata ventenne Maria Pia Labianca, ha chiesto la rimessione del processo ad altra corte
BARI - Giovanni Pupillo, accusato di avere ucciso sette anni fa la fidanzata ventenne Maria Pia Labianca, ha chiesto la rimessione del processo ad altra corte poichè i giudici della Corte d'Assise di Bari non sarebbero sereni in seguito all'aspettativa di condanna suscitata nei suoi confronti dai mass media. L'istanza è stata depositata dallo stesso Pupillo, poche ore prima dell'inizio dell'udienza del processo che si avvia alle battute finali. Nella scorsa udienza il pm aveva chiesto l'ergastolo per Pupillo. Il processo di primo grado è in corso da circa sei anni.
La Corte ha preso atto dell'istanza dell'imputato, ha sospeso il processo e ha disposto l'invio degli atti alla corte di Cassazione che dovrà pronunciarsi sull'istanza dell'imputato.

Mariapia Labiaca fu uccisa il 24 febbraio del 1999, a Gravina in Puglia (Bari) e il suo corpo fu trovato tre giorni dopo in un casolare di campagna completamente nudo, con le caviglie legate e le braccia aperte a croce. Sotto il seno sinistro c'era una ferita di arma bianca con la quale il presunto omicida, secondo l' ccusa, avrebbe voluto simulare che la ragazza fosse rimasta vittima di un rito satanico.
Pupillo, accusato di omicidio volontario pluriaggravato, occultamento e vilipendio di cadavere, fu fermato il 6 marzo 1999 su disposizione del magistrato inquirente, Gaetano De Bari. Inizialmente, a conclusione di un interrogatorio durato 22 ore, Pupillo confessò il delitto ma ritrattò tutto dopo pochi giorni sostenendo da allora la propria innocenza.
Il processo a carico del giovane è cominciato il 16 maggio 2000 e si è protratto per 78 udienze scaglionate in questi sei anni nel corso delle quali sono stati ascoltati oltre 200 testimoni.
Secondo il pm, il movente del delitto fu passionale e scatenato da una violenta discussione con la ragazza che da qualche settimana aveva scoperto di essere incinta del suo nuovo fidanzato. La famiglia della vittima è costituita parte civile nel processo.

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