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Venerdì 22 Settembre 2017 | 17:28

Siria a Libano, insieme in Puglia contro gli estremismi

All'Istituto agronomico mediterraneo di Valenzano (Bari) i ministri dell'Agricoltura dei due Paesi mediorientali. Mentre la cronaca internazionale manda segnali di tensione, in Italia si lavora per la cooperazione
BARI - Si intessono continuamente rapporti internazionali all'Istituto agronomico mediterraneo di Valenzano, se non altro per la presenza di centinai di giovani di tutto il bacino Mediterraneo che ogni anno studiano e collaborano presso l'istituto, ma oggi questa collaborazione, più di ieri, assume una valenza più pesante. Lo «scontro di civiltà» appare più vicino, mentre allo Iam si parla di pace, cooperazione, sviluppo e progetti condivisi. L'ultima occasione (solo in ordine di tempo) è la visita di tre giorni che i due ministri dell'agricoltura siriano e libanese stanno compiendo in Puglia, per stendere una rete di progetti comuni in ambito agricolo, in collaborazione con la nostra regione.
Un anno fa la tensione tra Libano e Siria, all'indomani dell'attentato costato la vita all'ex premier Rafik Hariri, rischiava di innescare una crisi belligerante tra i due stati, oggi i due ministri sono fianco a fianco; mentre la tensione internazionale con il mondo islamico resta fuori, intorno al tavolo si parla di crescita comune.

«Chi si è macchiato del crimine dell'assassinio di Rafik Hariri ha voluto colpire le profonde relazioni storiche, culturali ed economiche che uniscono i nostri due paesi - ha spiegato Adel Safar, ministro dell'agricoltura in Siria - per questo tutti i nostri sforzi sono concentrati per aiutare a trovare il colpevole da assicurare alla giustizia».
«La nostra presenza in Puglia dimostra la costruttiva volontà a mantenere la stabilità della comune regione - ha sottolineato Talal Sahily, ministro dell'agricoltura del Libano -, la Siria ha aiutato molto il Libano ed è necessario intessere più scambi per far capire che pericolosi incidenti non possono essere ostacolo per lo sviluppo».

Agricoltura e pace, progetti comuni, sono queste le parole scandite dal direttore dello Iam, Cosimo Lacirignola e dall'assessore regionale al Mediterraneo, Silvia Godelli; così come il presidente nazionale della Cia, Giuseppe Politi e il direttore regionale Coldiretti, Giuseppe Brillante, hanno sottolineato come il pacifico ulivo sia simbolo condiviso per la cultura cristiana e islamica, cercando di sottolineare più ciò che ci unisce, rispetto a quello che ci divide.
Non esattamente la stessa scelta che in questi giorni sta infiammando il mondo islamico.

«C'è una minoranza che lavora per lo scontro di religioni - ha detto il ministro libanese - mentre noi dobbiamo operarci per rinsaldare la storia antica che ci unisce e gli interessi comuni che ci legano».
«In Mesopotamia sono nate tutte le grandi religioni monoteiste - ha evidenziato il ministro siriano - una culla comune dalla quale dobbiamo ripartire e rispettare. Ci spiace solo che qualche responsabilità sia stata addebbitata alla Siria, che invece è uno stato laico e rispettoso di tutti».
«Il Mediterraneo è un'area fragile, ma con grandi potenzialità - ha detto in chiusura Mouin Hamzè, presidente del Ciheam, che coordina l'impegno dello Iam di Valenzano -. Dati Ocse sottolineano che nel 2020 ci saranno 100 milioni di giovani del bacino sud del Mediterraneo che premeranno in cerca di lavoro. Una forza immensa in grado di sovvertire tutti i regimi che non daranno loro risposte e che si rivolgeranno anche al nord del Mediterraneo per le loro richieste. Da oggi dobbiamo iniziare a risolvere i problemi cronici che ci riguardano».
L'alternativa è continuare a star seduti su una polveriera pronta ad esplodere.
Rita Schena

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