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Sabato 23 Settembre 2017 | 21:51

Indagine Sanità a Bari: Biofutura si difende

La società farmaceutica - secondo i suoi legali - ha provveduto a dotarsi di un nuovo modello organizzativo e quindi «non ricorrono più le esigenze cautelari»
BARI - La società farmaceutica Biofutura «ha attivato dal luglio 2003 un modello organizzativo che riserva grande attenzione ai principi etici, organizzativi e di trasparenza per fare in modo che quanto accaduto non si ripeta», quindi «non ricorrono più le esigenze cautelari» per applicare la misura dell'interdizione dall'attività d'impresa, così come ha chiesto la Procura di Bari.
Lo ha sostenuto l'avv.Mario Casellato, difensore della Biofutura, nel corso dell'udienza per l'interdizione dall'attività d'impresa che si è svolta oggi dinanzi al gip del Tribunale di Bari Chiara Civitano. Il legale ha depositato copia della voluminosa documentazione che darebbe conto - secondo la difesa - dei nuovi moduli organizzativi in vigore; per dare alla Procura la possibilità di studiare gli atti, l'udienza è stata aggiornata al 23 marzo prossimo.
La richiesta di interdizione o, in subordine, la nomina di un commissario giudiziale per salvaguardare i livelli occupazionali, riguarda oltre alla Biofutura altre sette società farmaceutiche - GlaxoSmithKline, Bracco, Novartis, AstraZeneca, Lusofarmaco, Recordati e Bristol - coinvolte, assieme alla Pfizer, per la quale non è stata chiesta la misura cautelare, nella presunta farma-truffa da 20 milioni di euro al Servizio sanitario nazionale.
I fatti risalgono al periodo tra il 2002 e il 2003. Tutte e nove le società indagate (che respingono le accuse) hanno ricevuto il mese scorso un avviso di garanzia in base alla legge 231 del 2001 che riguarda la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Spetterà ora al giudice Civitano decidere se accogliere la richiesta di misura cautelare (e se limitarla alla sola sospensione delle vendite) al termine delle udienze - fissate fino al 3 marzo prossimo - per la discussione del procedimento nel contraddittorio tra le parti.
Secondo il pm inquirente Ciro Angelillis, la truffa è stata compiuta da diverse associazioni per delinquere composte da dirigenti, capi area e informatori scientifici di case farmaceutiche in concorso con farmacisti e medici di base compiacenti: al termine dell'indagine sulle persone fisiche l'accusa ha chiesto il rinvio a giudizio per 126 persone.

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