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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 13:14

«Salvate Mohamed»

Un marocchino da più di 11 mesi è ricoverato in ospedali della Puglia. Alcuni cittadini si sono mobilitati: è grave, ha bisogno di cure specialistiche o morrà
BARI - Ha 42 anni, da più di 11 mesi è ricoverato in ospedali della Puglia, in tre dei quali è stato in coma e in un altro in rianimazione: è rimasto vittima di una intossicazione da monossido di carbonio sprigionato dal braciere acceso in casa per scaldarsi. Fu trovato dopo tre giorni nella sua abitazione, a Presicce in stato di coma. Ora Mohamed Felahh, cittadino marocchino conosciuto da tutti con il nome italiano di "Simone", è in condizioni disperate in un letto della casa di cura Euroitalia di Casarano (Lecce). E' paralizzato, pieno di piaghe da decubito, non parla più e non mangia più, anche probabilmente per una componente psicologica che si è innescata nella sua vicenda.
Il caso è stato segnalato con una lettera al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, scritta da due sorelle, Giovanna e Maria Concetta Agrosì, che, a nome di tante persone che conoscono e vogliono bene a Simone, stanno tentando di aiutarlo. La lettera è arrivata anche nelle mani dell' assessore regionale alle politiche della salute, Alberto Tedesco, che si è interessato del caso e ha contattato i medici che hanno in cura Simone.
La storia di quest' uomo è una storia tristissima; più di tutto colpisce la richiesta di aiuto ormai muta ma intensa che gli occhi neri di Mohamed trasmettono a chiunque si avvicini al suo letto di sofferenza. Simone da cinque anni lavorava come saldatore in un' officina meccanica di Presicce, ma 11 mesi fa rimase vittima dell' intossicazione da monossido di carbonio. Da 11 mesi Simone viene assistito in ospedale dal fratello Said che ha dovuto lasciare la famiglia e il lavoro che aveva in Marocco. Said non conosce la lingua italiana e, per stare accanto al fratello, non ha più alcuna forma di sostentamento: capita anche che non riesca a mangiare per giorni. Per stare accanto al fratello, al quale occorre tutto, non può lavorare e non può mandare soldi alla famiglia in Marocco.
Giovanna e Maria Agrosì hanno conosciuto Simone quando andavano a trovare il padre nell' ospedale di Poggiardo dove il cittadino marocchino è stato ricoverato per qualche mese. «Simone - racconta Giovanna - prima ci parlava con un filo di voce, ora non più. Prima riusciva a ingoiare qualcosa, ora non più. Forse si sente abbandonato. Per lui occorrerebbe un centro specializzato: ci hanno indicato quello di Imola oppure ci hanno parlato di quello di Ceglie Messapica». Inoltre occorrerebbe per Mohamed ottenere una pensione di invalidità o l' accompagnamento: la richiesta è già stata presentata alla Ausl ma occorre accelerare al massimo i tempi. «Simone - racconta Giovanna Agrosì - avrebbe bisogno di cure specialistiche e non di un reparto di lungodegenza».

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