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Martedì 26 Settembre 2017 | 02:00

Ritardi senologia: nei guai 10 Asl pugliesi su 12

Notificato l'avviso di conclusione delle indagini a 46 persone. L'accusa è di interruzione di pubblico servizio. Per una visita s'attendeva anche un anno
BARI - Con l'accusa di interruzione di pubblico servizio la Procura presso il Tribunale di Bari ha fatto notificare a 46 persone - tra direttori generali e sanitari e medici responsabili dei progetti di 10 delle 12 Asl pugliesi (a esclusione della Foggia uno e Lecce due) - un avviso di conclusione delle indagini al termine dell'inchiesta sul mancato collegamento delle Asl territoriali al sistema informativo regionale per la diagnosi precoce del carcinoma mammario. I fatti contestati fanno riferimento al periodo compreso tra luglio 2003 e novembre 2005.
Il disservizio ha creato per anni lunghe file (ribattezzate dai mass media locali "della vergogna") fuori dal reparto di senologia del policlinico di Bari dove gli utenti si ammassavano fin dalle prime ore del mattino per poter prenotare una visita di controllo che veniva accordata, per i casi non urgenti, anche a distanza di 12 mesi. Con la messa in funzione del servizio informativo regionale, in sostanza, gli utenti avrebbero potuto chiedere una visita di controllo o un intervento potendo scegliere, su tutto il territorio regionale, la struttura a cui rivolgersi in base ai tempi d'attesa forniti.
Nell'atto - che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio - il pm inquirente, Lorenzo Nicastro, contesta agli indagati di aver omesso di adottare tutti i provvedimenti necessari correttivi e/o sostitutivi per consentire alle Asl di collegarsi al sistema regionale gestito dal Saris (Servizio autonomo di radiologia ad indirizzo senologico) presso il policlinico di Bari, pur dopo aver saputo dall'assessorato alla sanità della Regione Puglia che il mancato collegamento avrebbe determinato l'impossibilità di realizzare il progetto regionale di diagnosi precoce del carcinoma mammario.
Secondo l'accusa, inoltre, gli indagati in molti casi non solo non si sono neppure connessi al server informativo dedicato, violando le disposizioni ricevute dalla Regione, ma non hanno neppure utilizzato la strumentazione hardware e software acquistata (45 computer distribuiti a 33 strutture per una spesa di 413 mila euro) per il collegamento al Saris. In questo modo - sempre secondo la pubblica accusa - hanno provocato «una turbativa nella regolarità dell'erogazione del servizio pubblico di diagnosi senologica, concorrendo, in particolare, a determinare una disfunzione nel sistema di prenotazione con allungamento delle liste d'attesa presso i reparti Saris del policlinico di Bari».
Per mettere a punto il progetto, varato nel 1999, la Regione Puglia, tramite il ministero della Salute, stanziò otto milioni di euro.

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