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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 06:09

L'economia pugliese? «Povera ma orgogliosa»

A Foggia l'assise degli industriali. La "ricetta" anticrisi: più innovazione, misurarsi con la globalizzazione, scelte politiche a sostegno dell'impresa, migliori infrastrutture. Il presidente Mongelli (Confindustria pugliese): sconfiggere il lavoro nero • Montezemolo: meno Stato e più impresa • Il presidente della Regione, Vendola (Rifondazione comunista), annuncia la sua "rivoluzione copernicana", ma chiede tempo
FOGGIA - Foggia "caput mundi"?. La città pare candidarsi come punto di partenza importante per il riscatto economico pugliese e - perché no - nazionale. Nell'arco di una settimana infatti il capoluogo di Capitanata ha ospitato il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ed il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, oggi intervenuto ai lavori che hanno concluso la Seconda assise degli industriali pugliesi.
E l'orgoglio per il proprio territorio è stato il leit motiv di tutte le relazioni. Sul palco si sono alternati Nicola Biscotti, presidente di Coonfindustria Foggia; Gianni Mongelli, presidente di Confindustria Puglia; e a seguire Nicola di De Bartolomeo di Bari, Massimo Ferrarese di Brindisi, Piero Montinari nel doppio ruolo di presidente di Lecce e dei Giovani imprenditori di Puglia, Luigi Sportelli di Taranto, Michele Vinci di Piccola industria e Fabrizio Nardoni di Ance Puglia.
Visione comune per strategie condivise, con le parole d'ordine che si sono ripetute da più voci: più innovazione per gestire la governance, misurarsi con la globalizzazione, scelte politiche a sostegno dell'impresa, migliori infrastrutture. Tutti attorno ad uno stesso tavolo i vertici dell'imprenditoria pugliese e nazionale, in un accordo così generale che viene da chiedersi come mai l'economia di Puglia navighi così in cattive acque.
«Il tempo delle analisi è finito per Foggia - ha sottolineato Biscotti, cercando di inquadrare la specificità dauna e tracciando un bilancio conclusivo per il suo mandato presidenziale in scadenza -: ora si deve costruire, abbiamo gli strumenti necessari per fare il salto di qualità».
Il punto dolente sono le infrastrutture, mentre per crescere servirebbero corsie preferenziali e una rete di imprese più attiva e forte «perché l'obiettivo di questa regione è competere con il mondo e lavorare tutti insieme in questa direzione».
Sulla stessa lunghezza d'onda l'intervento del presidente della Provincia, Carmine Stallone, che ha parlato di un "caso Foggia" che aspetta di essere risolto e che può essere sciolto puntando su uno sviluppo solidale, forte delle proprie ricchezze ambientali e culturali. «Sole, buon cibo, storia e cultura» punti forti anche per il sindaco Orazio Ciliberti, che rivendica per Foggia la sede dell'Authority per la sicurezza alimentare, in un territorio che punta a diventare importante distretto agroalimentare.
E se l'isolamento è stato il lamento di De Bartolomeo per la situazione delle aziende baresi, i presidenti provinciali di Confindustria Lecce, Taranto e Brindisi hanno rilanciato il progetto di un "grande Salento" che sappia far sistema, superando le vecchie strategie di campanile.
«In realtà serve un progetto Mezzogiorno - ha sottolineato Mongelli nella sua relazione, strappando consensi sia al presidente Montezemolo, sia al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola -. La Puglia è una regione in trasformazione che ha bisogno di risposte politiche che sappiano portare a compimento le "opere dell'ultimo miglio". Abbiamo bisogno di tanti miglioramenti: infrastrutture da potenziare, risolvere la questione energetica attraverso progetti sostenibili, risolvere il problema idrico magari attraverso dissalatori che portino risorse all'agricoltura, sostenere i poli di eccellenza e legarli ad un sistema formativo più attento alle necessità dell'impresa. L'obiettivo è sconfiggere la piaga del lavoro nero, per creare buona occupazione in un sistema sano e di qualità. L'importante - ha concluso Mongelli rilanciando la palla a Vendola - è che la struttura amministrativa si ammoderni attraverso scelte coraggiose, in una più corretta gestione dei servizi pubblici».
Rita Schena

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