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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 09:26

Rigassificatore: avanti lavori e lotta

A Brindisi sono incominciati i lavori all'impianto che trasformerà il metano liquido in gas. Comune, Provincia e Regione continuano ad opporsi in ogni modo
BRINDISI - Braccio di ferro sul rigassificatore di Brindisi, un impianto per trasformare il metano liquido in gas la cui entrata in esercizio è prevista nel 2008. Sono iniziati i lavori nel porto della città adriatica pugliese. La Brindisi Lng, società interamente a capitale del gruppo British Group, considera strategico l'investimento.
Ma da due anni a questa parte deve fronteggiare l'aperta protesta della comunità e dell'intero arco costituzionale locale (Comune, Provincia, Regione) che chiedono di bloccare il progetto, regolarmente autorizzato, o al più di spostarlo in un altro sito che non sia il molo di Capobianco già gravato di presenze ad impatto ambientale.
Una guerra di lettere, ricorsi e contenziosi che investe anche il governo convinto della necessità dell'impianto anche nell'ottica delle politiche energetiche nazionali. In Puglia è previsto anche un altro rigassificatore a Taranto.

IMPIANTO DA 8 MLD DI METRI CUBI DI GAS
Il terminale di Brindisi avrà una capacità stimata di 8 miliardi di metri cubi di metano liquido da trasformare nuovamente allo stato gassoso. La fonte energetica arriverà dall'Egitto o dagli Stati del bacino mediterraneo. Il gruppo Bg è al 100 per cento detentore della titolarità del progetto.
La British Gas Italia s.p.a. ha avviato la procedura il 9 novembre 2001 con istanza al Ministero delle Attività Produttive per l'autorizzazione alla costruzione ed all'esercizio di un terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto con annessi serbatoi di stoccaggio. Autorizzazione concessa con Decreto ministeriale del 21 gennaio 2003 di concerto con il Ministro dell'ambiente e d'intesa con la Regione Puglia, allora amministrata dal centrodestra. La tabella di marcia prevede l'entrata in esercizio nella seconda metà del 2008. I lavori, aggiudicati nel dicembre del 2004, sono iniziati e sono in corso per le opere di realizzazione di un terrapieno nel porto.
Gli ambientalisti si sono sempre nettamente schierati contro l'impianto. Brindisi è già catalogata come area a rischio ambientale di inquinamento. Ha una forte concentrazione industriale e nel Mezzogiorno d'Italia ha l'onere di ospitare centri nevralgici della produzione energetica nazionale. Le apprensioni dell'impatto dell'inquinamento sulla salute pubblica hanno delle conferme nei numeri.

AMBIENTALISTI IN PRIMA LINEA, IL NO DELLE ISTITUZIONI
Secondo il Registro dei Tumori Jonico-Salentino nel periodo 1999-2001 l'incidenza dei tumori al polmone per gli uomini si è rivelata pari a 88 casi per 100 mila abitanti, un dato statisticamente elevato se confrontato con altre realtà meridionali paragonabili, come Ragusa (56 casi per 100 mila abitanti). A partire dal 2004, dalle elezioni Amministrative, è mutato il quadro istituzionale fino a concretizzarsi in un no al rigassificatore.
Pur di centrodestra, il nuovo sindaco Domenico Mennitti, già europarlamentare di Forza Italia, ha raccolto la protesta dei cittadini ed ha frenato sulla realizzazione del rigassificatore. Il colore politico ha virato anche alla Provincia di Brindisi con l'elezione di Michele Errico, fermo oppositore del progetto.
L'elezione di Nichi Vendola a presidente della Regione Puglia l'anno scorso ha impresso un'accelerazione notevole al no al rigassificatore perchè il massimo ente territoriale ha mutato posizione, rovesciando l'assenso in una netta contrarietà. Una mozione contro la realizzazione del rigassificatore è stata approvata in Consiglio regionale. In tutte le sedi questo parere contrario è stato espresso da Vendola e dall'assessore all'ecologia Michele Losappio.

VISITA AMBASCIATORE BRITANNICO NON HA FATTO CAMBIARE IDEA ALLA CITTA' Non è servito a far cambiare idea a Brindisi nemmeno l'ambasciatore di Tony Blair, sir Ivor Roberts. Nè, d'altro canto, ha cambiato idea la British che considera l'investimento «strategico» sia per l'apertura del mercato che per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
Dal momento del braccio di ferro è stato tutto un fiorire di contenziosi. I lavori sono stati sospesi la scorsa estate dopo una sentenza del Tar di Lecce che ha accolto la sospensiva disposta dalla Capitaneria di porto. Giudizio ribaltato dal Consiglio di Stato ad ottobre con conseguente ripresa dei lavori. A novembre il Tar di Lecce ha respinto una richiesta di sospensiva del Comune di Brindisi.
I lavori quindi proseguono. Intanto, a dicembre Mennitti ha avviato un'altra azione con un ricorso d'urgenza al Tribunale di Brindisi eccependo un presunto mancato rispetto della cosiddetta Direttiva Seveso del 1999 in materia di controllo dei pericoli di incendio rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.

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