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Giovedì 21 Settembre 2017 | 18:05

Il debutto dell'Euroregione dell'Adriatico

Sette Paesi - che talvolta hanno avuto seri problemi di vicinato - diventano ora partner di una "società" che ha come "capitale" il Mare Adriatico
ROMA - Debutta lunedì 6 febbraio a Venezia (palazzo Cavalli Franchetti, Campo Santo Stefano) l'«Euroregione dell'Adriatico», una sorta di Consorzio tra i sette Paesi che si affacciano su quel mare, cioè Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Serbia e Montenegro, Albania, Grecia e Italia. La creazione risale alla Conferenza di Termoli (8 novembre 2004), e lunedì il progetto diventerà operativo.
I sette Paesi - che talvolta hanno avuto seri problemi di vicinato - diventano ora partner di una "società" che ha come "capitale" il Mare Adriatico e che, oltre a migliorare le rispettive condizioni economiche, li farà dialogare, dissolvendo le tensioni e creando una maggiore stabilità politica e soprattutto un'evoluzione democratica.
L'idea - che ha già trovato emuli tra i Paesi baltici e quelli che si affacciano sul Mar Nero - nasce da una constatazione del Presidente del Congresso dei Poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa, l'italiano Giovanni di Stasi.
«Non è facile concludere accordi a livello nazionale neppure nei rapporti bilaterali, figuriamoci quando si tratta di mettere d'accordo sette Stati dalla cultura e le problematiche diverse» ha detto Di Stasi. Così, mentre l'Europa era ed è ancora protesa a risolvere i problemi che provengono da un'area politicamente così delicata come i Balcani, da Presidente del Congresso del Consiglio d'Europa Di Stasi si è rivolto alle Regioni e alle Province - più vicine alle esigenze dei cittadini di quanto siano talvolta i governi, perchè meno vincolate dalla politica - che hanno subito colto l'importanza dell'iniziativa e accettato di consorziarsi.
Sotterrate la rivalità i sette Paesi si sono dedicati con convinzione allo sviluppo del progetto, che incontra ora non solo il consenso e il sostegno di tutte le Regioni bagnate dall'Adriatico, ma anche dell'UE. Con una tale estesa base di consenso l'iniziativa - intesa soprattutto come strumento di cooperazione e di integrazione dei Paesi dei Balcani nello spazio europeo - ha trovato il sostegno necessario per diventare operativa in poco più di un anno. Il protocollo d'intesa per l'istituzione dell'Euroregione dell'Adriatico prevedeva un Consiglio dell'Adriatico provvisorio formato dai rappresentanti di tutte le Regioni o Province che si affacciano sul quel Mare. Cinque sono le Commissioni permanenti che gestiranno il 'capitalè comune. I settori di reddito individuati sono, infatti, Trasporti e Infrastrutture, Cultura e Turismo, Agricoltura, Ambiente, Pesca. Queste attività, promovendo lo sviluppo economico e la coesione sociale, procureranno ricchezza ai Paesi costieri e rafforzeranno la stabilità nell'area adriatica e balcanica.
Infatti, l'obiettivo politico - auspicato anche dall'Unione Europea - è l'integrazione di tutti gli Stati adriatici in Europa. L'Euroregione potrà, quindi, utilizzare gli strumenti e i contributi comunitari per rinsaldare i reciproci rapporti e avviare le attività consortili. Seppure non sia stata ufficializzata, sono in molti ad auspicare che Pola sia la capitale della nascente istituzione.
Oltre al Presidente della regione Veneto Galan, interverranno alla Conferenza il Segretario Generale del Consiglio d'Europa Terry Davis, il Sindaco di Venezia Cacciari, il Ministro degli Affari regionali La Loggia, il sottosegretario agli Esteri Antonione, i presidenti delle regioni Molise (Iorio), Abruzzo (Del Turco), Friuli-Venezia Giulia (Illy), Puglia (Silvia Godelli, assessore alle politiche mediterranee), Marche (Spacca), Emilia Romagna (il vicepresidente Del Bono, Regione Istriana (Jakovcic).
Intervengono anche molti ministri di Croazia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Montenegro e quasi tutti gli assessori ai Trasporti italiani, croati, sloveni, albanesi, bosniaci, serbi e montenegrini, oltre a Giovanni Crema, membro della Delegazione parlamentare italiana a Strasburgo, e a Giovanni Di Stasi.

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