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Martedì 26 Settembre 2017 | 05:36

RU468: si infiamma la polemica in Puglia

Giovedì il consiglio regionale ha approvato l'uso nelle Asl della pillola abortiva, lunedì l'esecutivo regionale varerà nuovi servizi sociali anche alle coppie di fatto
BARI- Sono i temi caldi della nuova legge sulla famiglia e della pillola Ru486 a tenere banco nella politica regionale pugliese: giovedì scorso il consiglio regionale ha approvato un atto di indirizzo con il quale ha impegnato la giunta di centrosinistra a consentire alle Asl l'uso di tutte le metodiche esistenti per l'aborto volontario, compresa quindi la Ru486, così come indica la circolare inviata ieri mattina alle Asl dall'assessore alla salute, Alberto Tedesco. Lunedì prossimo l'esecutivo della Regione Puglia guidato da Nichi Vendola (Prc) si appresta invece a varare un disegno di legge che prevede l'estensione dei servizi sociali anche alle coppie di fatto, eterosessuali o omosessuali, e a tutti coloro che in varie forme «costruiscono patti di solidarietà» e decidono di vivere insieme.

Due temi che, ovviamente, hanno impegnato non poco la Margherita in Puglia: finora non si è registrato uno strappo interno all'Unione, ma il partito di Rutelli ha chiesto in tutti e due i casi «limature», soprattutto sui termini da usare nei testi. E così, nell' ordine del giorno approvato dal consiglio, ad esempio, anche se l'intero dibattito che si è sviluppato per ore in aula è stato incentrato sulla Ru468, nel documento non si fa alcun riferimento alla pillola. Sia sulla famiglia sia sulla pillola si è fatta sentire la voce ferma dei vescovi: il capo dei vescovi pugliesi, monsignor Cosmo Francesco Ruppi, ieri ha attaccato i cattolici dell'Unione «che tacciono dopo il via libera alla sperimentazione». E prima ancora i vescovi avevano lanciato un monito sulla famiglia: non si possono «introdurre - hanno affermato - indebite equiparazioni tra realtà diverse», quali la famiglia fondata sul matrimonio e le unioni di fatto».

Vendola e l'assessore alle politiche sociali, Elena Gentile dei Ds, però avvisano e ripetono da giorni: il 6 febbraio la giunta varerà il disegno di legge. Un testo che Vendola definisce «un modello innovativo di welfare». Il presidente della giunta pugliese che «accanto alla famiglia tradizionale, che noi proteggiamo, a cui porgiamo un ombrello per ripararsi quando piove, intendiamo anche estendere diritti di cittadinanza a tutti coloro che in varie forme costruiscono patti di solidarietà: le coppie di fatto, eterosessuali o omosessuali, ma anche le relazioni verticali, tra nonni e nipoti, fratelli e sorelle che decidono di vivere insieme; esistono cioè forme di convivenza che vanno tutelate».
Ma in realtà anche la data di lunedì prossimo, come già accaduto varie volte negli ultimi due mesi, potrebbe saltare. Ieri sera, infatti, si è tenuta una nuova riunione dell'esecutivo regionale della Margherita e rimane un nodo fondamentale da sciogliere: la parola famiglia, al singolare, (e non famiglie) da inserire nel testo, come invece insiste che sia l'assessore Gentile.

«Va specificato - ha detto il coordinatore regionale della Margherita, Gero Grassi - che questa non è la legge sulla famiglia ma è la legge sul welfare. A me sembra che la famiglia da quella legge venga salvaguardata, potenziata e nello stesso tempo le vengono dati tutti i riconoscimenti, anche economici, che i governi di centro e Berlusconi hanno di fatto eliminato». «Per cui - continua Grassi - i piagnistei di Mantovano, Fitto e company sono fortemente strumentali». «Ovviamente - prosegue Grasso - per la Margherita la famiglia è una, ciò non toglie che i diritti si possano anche estendere ad altre situazioni di fatto, ma la famiglia è una, quella riconosciuta dalla Costituzione». «Poi è chiaro che chi fa il moralista - aggiunge il coordinatore della Margherita - ha i piedi sulla luna e non si rende conto delle nuove realtà esistenti». «Ciò che non posso accettare - chiarisce Grassi - è l'equiparazione della famiglia ad altro tipo di unioni, quali che siano». Insomma, dietro la parola «famiglie» più volte ripetuta nel ddl, secondo il coordinatore della Margherita ci potrebbe essere un retropensiero, quello cioè di voler equiparare famiglie naturali e unioni alternative «e ciò, giuridicamente, - sostiene Grassi - sarebbe una forzatura».
La situazione rimane dunque abbastanza complessa: l' assessore regionale alla trasparenza, Guglielmo Minervini della Margherita, è però ottimista: «Ci siamo, siamo vicini all'intesa. Si tratta - dice - di limare sfumature, ma il senso della proposta della Margherita è stata sostanzialmente accolta dall'assessore alle politiche sociali, quindi il disegno di legge potrà essere varato dalla giunta di lunedì».
Luisa Amenduni

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