Lunedì 16 Luglio 2018 | 22:27

Puglia, laboratorio per nuove famiglie

La giunta regionale deve approvare entro il 6 febbraio un disegno di legge che è diretto a fornire servizi sociali alla famiglia tradizionale e alle unioni di fatto
BARI - «Dobbiamo abbandonare questa estenuante discussione sulle definizioni e guardare dritto al cuore dei problemi e il 6 febbraio è una data rispetto alla quale non torno indietro». Lo annuncia l'assessore regionale alle politiche sociali, Elena Gentile, indicando nella data del prossimo 6 febbraio quella ultima per l'approvazione in giunta regionale del disegno di legge chiamato da tutti «sulla famiglia» ma che, in realtà, è diretto a fornire servizi sociali alla famiglia tradizionale, ma anche alle unioni di fatto e ai «nuclei famigliari legati da vincoli affettivi, di parentela, di adozione». Il ddl ha già suscitato grandi polemiche da parte dei patiti di centrodestra ma anche all'interno della maggioranza di centrosinistra il 'nodò da affrontare rimane nell'art.22 del testo, quello che dovrebbe definire i soggetti che usufruiranno dei servizi.
La Margherita ha chiesto una serie di limature e sembrava fino a ieri che fosse stata trovata una intesa, ma ancora oggi si registrano dubbi, provenienti essenzialmente da due consiglieri regionali della Margherita, Pina Marmo e Michele Pelillo, secondo i quali «non c'è ancora accordo». Di fatto si attende una riunione della Margherita con l'assessore Gentile: si potrebbe tenere nelle prossime ore oppure potrebbe essere rinviata a domani.

«Il ddl - sottolinea Gentile - è da più di due mesi all'attenzione della giunta regionale, delle forze politiche della società pugliese. Raccolgo quotidianamente consensi, persino dal mondo della Università. Abbiamo avviato questo confronto con la Margherita, mi auguro che si concluda rapidamente. Ripeto: l'impegno è quello di varare in giunta il provvedimento il giorno 6 febbraio». Gentile spiega che «la proposta messa in campo di modifica del precedente testo di fatto salvaguarda lo spirito della legge per quanto riguarda l' impostazione che avevamo dato nell'ambito dell' art.22». «Rimane - continua Gentile - l'estensione dei diritti nell' ambito dei servizi alle persone per i piani di zona, abbiamo limato in qualche maniera la definizione dei nuclei famigliari salvaguardando la famiglia di diritto come riconosciuta dalla Costituzione all'art.29». «Dobbiamo però prendere atto - afferma ancora l' assessore - che un decreto legislativo del lontano 1989 già di fatto definisce la famiglia anagrafica, nell' ambito di questa definizione, in maniera molto ortodossa; noi andremo a ripuntualizzare il concetto di fondo che è quello dell' estensione dei diritti sempre nell' ambito dei servizi erogati negli ambiti di zona, quindi nei Comuni».

«La sostanza di fatto non cambia, si tratta - aggiunge Gentile - di distinguere le famiglie di diritto dalle aggregazioni che anche nella nostra regione oggi costituiscono di fatto famiglie» e saranno chiamati «nuclei famigliari con rapporti affettivi, di parentela, di adozione. La definizione rimane sostanzialmente quella che avevamo dato nella prima stesura».
Superata la difficoltà che si è venuta a creare con la Margherita, sarà necessario un passaggio in maggioranza perchè questa ipotesi venga condivisa. «Voglio comunque rispettare i tempi che ci siamo dati: i Comuni - sottolinea ancora Gentile - devono dare il via ai servizi, in alcuni casi assolutamente innovativi come quelli che portano alla smedicalizzazione di molti interventi per quanto riguarda il disagio mentale».
Sulla proposta di Gentile i consiglieri della Margherita Marmo e Pelillo avvisano: «Non c'è ancora nessuna intesa. Ne dobbiamo discutere. Noi - precisa Marmo - insistiamo che il discorso sia diretto alla famiglia. La Gentile insiste con la parola famiglie». «Noi vogliamo - chiarisce - che ci sia un unico modello della famiglia. Diciamo anche che tutte le fragilità sociali, tutto ciò che coinvolge le persone che vivono certe situazioni venga tutelato, dal punto di vista economico e sociale. Ma non vogliamo che attraverso un gioco di parole si passasse ben oltre». «Vogliamo - afferma Pelillo - che tutti siano fruitori sullo stesso piano ma che ci sia una distinzione per quanto riguarda la famiglia: e quindi proponiamo la dicitura 'interventi destinati alla famiglia ed estesi a nuclei di persone legate da diversi tipi di vincoli...'». «E dove diciamo 'sono estesi', - conclude Pelillo - non vogliamo certo dire di 'serie B'».
Luisa Amenduni

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