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Martedì 26 Settembre 2017 | 05:50

Bari cancella via Nicola Pende

Lo scienziato nato a Noicattaro firmò il manifesto della razza fascista. Il caso riaperto da un libro con nuova luce sul coinvolgimento del medico nella Shoah
BARI - Tutto è cominciato con un libro, «I dieci» di Franco Cuomo (Baldini Castoldi Dalai). Un saggio che affronta un oscuro mistero italiano: quello dell'intoccabilità appunto dei dieci professori, medici e scienziati, che nel 1938 firmarono il Manifesto della Razza, legittimando così la persecuzione e la deportazione degli ebrei italiani. Medici e scienziati, che a guerra finita e a repubblica nata, continuarono a mantenere le loro cariche, i loro privilegi. Fra loro anche un pugliese illustre: Nicola Pende. A lui a Bari è intitolata una strada e un'aula dell'Università. E non solo: nel vicino comune di Noicattaro, paese in cui nacque, gli è stata dedicata una scuola e ogni anno viene indetto un premio internazionale alla sua memoria. Nessuno finora aveva sollevato il caso. Nessuno sembrava ricordare chi fosse Pende. Ora l'uscita del volume di Cuomo, presentato in Puglia nel giorno delle celebrazioni della Shoah, ha rimesso all'improvviso tutto in discussione. Ed è polemica. E se Bari è pronta a fare ammenda preparandosi a cancellare dalla sua toponomastica via Pende e in parlamento si prepara un'interrogazione, il Comune di Noicattaro non ci sta e annuncia battaglia.

In prima linea il sindaco del piccolo comune pugliese Giovanni Di Pierro, diessino, che ha in cantiere un convegno internazionale appunto per rilanciare la figura di Pende. La decisione è stata presa all'unanimità dal consiglio comunale, dopo le polemiche di questi giorno. Un convegno, a quanto annuncia il primo cittadino, che dovrebbe svolgersi tra ottobre e novembre di quest'anno «quanto più possibile lontano dalla campagna elettorale e da ogni strumentalizzazione politica».
«All'iniziativa - aggiunge Di Pierro - inviteremo scienziati e storici di fama nazionale e internazionale». Sarà nominato un Comitato Scientifico che provvederà a individuare i relatori. «Sarà un momento estremamente libero - aggiunge Di Pierro - ognuno potrà dire la propria opinionè. Nell'ordine del giorno, approvato , si respingono «con sdegno le accuse, comparse sui vari organi di informazione» e si ribadisce «la estraneità del professor Pende alle vicende relative alla definizione del manifesto antisemita sulla scorta della corposa documentazione in possesso di questo Comune, tra cui la sentenza della Suprema Corte di Cassazione della Repubblica che l'8 luglio del 1948 lo ha completamente scagionato da ogni accusa».

Quella firma, dice, «gli venne estorta». «Faremo chiarezza una volta per tutte - aggiunge il sindaco - Vogliamo ricordare Pende ma anche essere orgogliosi di questo». E ricorda a quanti hanno chiesto nei giorni scorsi di eliminare il nome dell'illustre medico da una scuola media e da una strada del paese, che l'endocrinologo venne insignito anche con una medaglia d'oro consegnatagli dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi nel 1956 .
A Noicattaro l'intitolazione a Pende fu data nel 1973, a tre anni dalla sua morte, dopo una richiesta dei docenti e una decisione del consiglio comunale. Nel Palazzo della Cultura è stato anche ricostruito il suo studio medico con il lettino originale sul quale visitava i pazienti. «Dopo trent'anni viene fuori all'improvviso questa storia e con una certa durezza e rapidità - prosegue il primo cittadino - ma bisogna inserire i personaggi come Pende e il ministro fascista e podestà barese Araldo Di Crollalanza (a lui nel capoluogo sono stati dedicati un lungomare e una statua, ndr) nel contesto storico che vissero. Un contesto in cui molti cittadini e studiosi erano innamorati di Mussolini e si fecero prendere da furore intellettuale» «Non dobbiamo dimenticare -prosegue- che a Noicattaro era molto amato ed è ricordato perchè aiutava i suoi concittadini ammalati con i cosiddetti 'viaggi della speranzà. Addirittura qualcuno mette in dubbio che si sia trattato di uno scienziato con un rilievo nazionale e internazionale. La prima cosa che ho fatto quando è scoppiata la polemica - afferma - è stato quello di consultare l'Enciclopedia Treccani dove è ricordato come un grande endocrinologo ma non si accenna al Manifesto della razza. Studieremo le vicenda. Non escludo che ci siano delle ombre nella sua figura e nelle sue teorie ma la cosa più importante è stabilire se ha firmato e meno quel Manifesto».

Gli replica subito Franco Cuomo, scrittore e giornalista, autore de «I dieci. Chi erano gli scienziati italiani che firmarono il Manifesto della razza».«Non metto in dubbio che Nicola Pende - dice - possa essere stato un grande scienziato. Non lo posso stabilire io. Avrà avuto i suoi meriti. Ma questo non interferisce con il giudizio sulle sue responsabilità: e cioè di sottoscrivere un documento che ha mandato nei campi di concentramento migliaia di persone».
Quanto al sindaco di Noicattaro che sostiene che la firma dello scienziato sul Manifesto fu in qualche modo «estorta» e di essere in possesso di documenti che lo scagionano da quest'accusa, Cuomo aggiunge: «Se fosse vero più che un'attenuante, sarebbe un'aggravante del suo atteggiamento. Un grande scienziato - sottolinea - se tale è, non sottoscrive un documento nel quale non crede scientificamente e che ha tale gravità. Del resto Pende ha avuto un sacco di vantaggi dal regime: è stato senatore, rettore dell'Università di Bari».
«Ma io chiedo al sindaco - prosegue Cuomo - in quale modo il fatto di essere un grande studioso possa cancellare una responsabilità così grave. Anche Mengele era uno scienziato. Inoltre i firmatari non si fermarono al documento ma collaborarono anche nella fase operativa con l'Ufficio della Razza e con i tedeschi. Non discuto - insiste - il valore scientifico di certi personaggi. Non sono uno scienziato, anche se occorre dire che quel Manifesto, oltre che inammissibile umanamente e moralmente, è di una enorme povertà scientifica. Se hanno ceduto a pressioni, ciò aggrava le loro responsabilità. Lo scienziato non avalla un atto così grave. Piuttosto si fa bruciare sul rogo».

E a chi sostiene che si sarebbe trattato di una svista, Cuomo non fa sconti. «E' stata una leggerezza - dice - che ha determinato la deportazione di 8.000 persone e ha decretato l'espulsione civile dalla società di 40mila cittadini italiani. Ha sancito la discriminazione economica degli ebrei con la depredazione de loro beni e cacciato dalla scuola sia i bambini che gli insegnanti, e nelle Università ha fatto espellere grandi scienzati come Pontecorvo, Fermi che poi ha vinto un Nobel in America».
Nei giorni scorsi il sindaco di Bari Michele Emiliano, partecipando alla cerimonia di accoglienza del Treno della memoria, la mostra itinerante della Regione Puglia sull'Olocausto dedicata alla memoria della Shoah, ha stigmatizzato, definendolo «criptofascismo», la permanenza in città di un atteggiamento culturale che «si sottrae alla necessità di fare i conti con l'eredità del Fascismo», ribadendo che «violenza, dittatura, leggi razziali, guerra, non possono essere occultate».

L'ex magistrato ha assicurato l'impegno a «valutare l'ipotesi di dedicare una via di Bari alla memoria della Shoah». Inoltre ha richiesto all'Ufficio Toponomastica il fascicolo relativo all'intitolazione di Via Nicola Pende, avvenuta nel 1976, «nonostante lo scienziato sia stato tra i firmatari del manifesto sulla razza, base teorica delle leggi razziali del 1938». Pende è stato anche il primo rettore dell'Università degli Studi di Bari.
«Condivido la posizione del Comune di Bari e del sindaco Emiliano - dice Cuomo - che restituisce dignità. Lo stesso si può dire quanto sostenuto dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. La nobile gente di Puglia - continua - democratica, civile ed evoluta non può subire l'oltraggio dell'uomo che fu capofila degli scienziati che nel '38, dettero vita alle leggi razziali con le tragiche conseguenze che determinarono. Vorrei sapere: il Giorno della Memoria cosa hanno detto gli insegnanti di quella scuola di Noicattaro ai ragazzi? Forse che è intitolata a un uomo che con i suoi atti ha contribuito a far sì che studenti come loro non potessero più andare a scuola? E' come intitolare una scuola dell'infanzia a Erode».

Alcune insegnanti della stessa scuola le ha incontrate a Bari, proprio sul Treno della Memoria. «E' stato un incontro molto stimolante - afferma - mi hanno consegnato un comunicato dove spiegano i metodi innovativi del loro istituto ma, quando mi hanno chiesto a chi intitolerei la scuola, ho risposto a Charlie Chaplin, un ebreo che ha dato tanta allegria all'umanità. Ne hanno preso nota, speriamo che qualcosa succeda».
Quanto a Noicattaro conclude Cuomo: «Rimane il fatto che in questi giorni di celebrazioni della memoria, un comune guidato da una giunta di sinistra non ha trovato di meglio che indire un convegno in difesa di Pende, medico razzista. Un bell'omaggio agli ottomila ebrei italiani deportati».

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