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Martedì 26 Settembre 2017 | 05:45

Chiesta interdizione società farmaceutiche

Glaxo, Biofutura, Bracco, Novartis, AstraZeneca, Lusofarmaco, Recordati e Bristol, per la Procura di Bari, coinvolte in una truffa ai danni del SSN. Chiesti 125 rinvii a giudizio
BARI - Una richiesta di interdizione dall'attività o, in subordine alla chiusura, la nomina di un commissario giudiziale per salvaguardare i livelli occupazionali è stata chiesta dalla Procura di Bari per otto società farmaceutiche, tra cui alcune multinazionali: Glaxo, Biofutura, Bracco, Novartis, AstraZeneca, Lusofarmaco, Recordati e Bristol. La richiesta è stata avanzata in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.
Spetterà ora al gip del Tribunale di Bari Chiara Civitano decidere se accogliere la richiesta di misura cautelare all'esito degli interrogatori dei responsabili legali delle otto società.
Ai responsabili legali delle stesse società e, inoltre a quello della Pfizer, è stata notificata anche un'informazione di garanzia. Nell'atto il pm inquirente, Ciro Angelillis, contesta alle nove società per azioni, in alcuni casi di aver omesso il controllo sull'attività dei propri dirigenti e dei loro subordinati a cui sono attribuiti diversi reati in un altro procedimento collegato, riguardante una gigantesca farma-truffa al Servizio sanitario nazionale; in altri casi una fattispecie dolosa di concorso nel reato attribuito a dirigenti, capi area e informatori scientifici di case farmaceutiche accusati (in concorso con farmacisti e medici di famiglia compiacenti) di aver truffato per diverse decine di milioni di euro il Servizio sanitario nazionale.

A quanto si è saputo, per la Pfizer il magistrato non ha chiesto la misura cautelare perchè la multinazionale ha prodotto documenti attraverso i quali sostiene di aver modificato, rispetto all'epoca della farma-truffa, i propri moduli organizzativi e di aver allontanato le persone coinvolte.
Per decidere sulla richiesta di interdizione, il giudice ha già fissato le udienze per gli interrogatori che cominceranno a metà febbraio e si concluderanno a metà marzo. Nella sua richiesta il pm non indica il periodo per il quale chiede l'interdizione dall'attività che, in base all'articolo 13 della legge 231/2001, non può essere inferiore a tre mesi e superiore ai due anni.
Per i fatti che riguardano le responsabilità personali degli imputati il pm Angelillis ha fatto notificare una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 125 persone (molte delle quali arrestate negli anni scorsi) accusate, a vario titolo, di aver preso parte ad un'associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata al Servizio sanitario nazionale e al falso. L'udienza preliminare si terrà nel maggio prossimo.

ANCHE LIBRO MASTRO FARMA-TRUFFA IN INDAGINI BARI
E' superiore ai 20 milioni di euro la truffa compiuta tra il 2002 e il 2004 al Servizio sanitario nazionale che la Procura di Bari ritiene di aver scoperto e i cui risultati sono alla base della richiesta di interdizione dall'attività per otto società per azioni - tra cui alcune multinazionali - che producono farmaci. Tra i documenti sequestrati durante le indagini anche quello che viene ritenuto un libro paga con compensi percepiti dai medici.
Secondo il pm inquirente del tribunale di Bari, Ciro Angelillis, le 126 persone per le quali è stato ora chiesto il rinvio a giudizio avevano costituito e preso parte a diversi sodalizi criminali che agivano tra le province di Bari, Lecce, Brindisi, Foggia e Milano e facevano in modo che le loro case farmaceutiche lucrassero sulle iper-prescrizioni di farmaci fatte da medici di base.
Questi ultimi - secondo la pubblica accusa - venivano corrotti dagli informatori scientifici anche su istigazione delle case farmaceutiche. I medici consegnavano le ricette (intestate a pazienti ignari) alle farmacie amiche, i farmacisti - secondo l'accusa - toglievano le fustelle dai farmaci prescritti, le apponevano sulle ricette per ottenere il rimborso dal Ssn e, specialmente durante la notte, gettavano nei cassonetti della spazzatura i farmaci, alcuni dei quali erano salvavita e costavano anche 700 euro a confezione.
Ai medici corrotti - secondo il pm - andavano compensi in danaro (percentuali tra il 10 e il 18% del prezzo dei medicinali prescritti), oppure orologi, telefoni cellulari, materiale informatico, viaggi di piacere e partecipazioni a congressi scientifici. In più di un caso - ritengono di aver accertato i carabinieri del Nas di Bari - tra medici e informatori scientifici c'è stata anche una trattativa sul tipo di compenso che i sanitari dovevano percepire: ad esempio 5.000 euro al mese al posto di vacanze con la famiglia in luoghi esotici o in capitali europee. Nel corso dell'inchiesta il magistrato sequestrò un libro paga sul quale erano scritti i compensi percepiti dai medici e, accanto, il voto che l'informatore scientifico esprimeva: le valutazioni erano scarso, sufficiente, buono; o anche: da tornare. Dopo il sequestro del libro-paga, il 15 aprile 2005, il pm ottenne dal gip l'arresto di 60 persone (18 medici, 16 farmacisti, 6 dirigenti e 20 informatori scientifici di molte case farmaceutiche nazionali ed estere), che si aggiunsero alle 44 persone arrestate tra il 7 e il 25 luglio del 2003.

INTERCETTAZIONI: TANGENTI A MEDICI
Dalle intercettazioni telefoniche compiute sulle utenze di due capiarea di case farmaceutiche coinvolti nella presunta mega-truffa al Servizio Sanitario Nazionale scoperta dalla Procura di Bari, emergono, tra l'altro, anche esplicite ammissioni di tangenti versate ai medici. Dice un capo area, riferendosi al frequente ricorso al giro di tangenti: «Io capisco se un mio informatore lavora quando mi chiede ossigeno (danaro, ndr)». Ma c'è anche un'altra ammissione che viene dagli stessi informatori scientifici che commentano al telefono il fatto che un loro collega ha appena gettato nella spazzatura una busta contenente una trentina di farmaci appena defustellati da una farmacia. Uno dice all'altro: «Siamo tutti una razza, il migliore di noi vuole essere ammazzato».

FARMINDUSTRIA: FIDUCIA IN MAGISTRATURA
Il presidente di Farmindustria Sergio Dompè ha espresso «fiducia nell'operato dell'autorità giudiziaria» in merito alla notizia relativa alle indagini della magistratura di Bari su varie aziende farmaceutiche.
«Visto il rilievo delle aziende coinvolte - ha commentato Dompè - confido che tutta la vicenda verrà chiarita nella successiva fase giudiziale. Qualora venissero riconosciute precise, accertate responsabilità - ha proseguito il presidente di Farmindustria - l'associazione delle imprese del farmaco prenderà una decisa posizione, anche in considerazione del fatto che Farmindustria ha adottato un codice deontologico che è il più severo in ambito europeo».
La politica associativa, ha inoltre affermato Dompè, «è fortemente orientata alla razionalizzazione e alla appropriatezza della spesa farmaceutica che, nell'ultimo anno, è diminuita del 3%. Farmindustria sta inoltre collaborando con l'Aifa e le istituzioni per avere un mercato farmaceutico, già oggi tra i migliori in Europa, che offra - ha concluso Dompè - sempre maggiore accessibilità ai pazienti».

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