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Martedì 19 Settembre 2017 | 21:03

Lecce - «Riforme hanno fatto arretrare cultura giuridica»

Lo ha detto il presidente della locale Corte d'Appello, Umberto Pagano, anticipando la relazione che terrà domani per l'inaugurazione dell'anno giudiziario
LECCE - «Le riforme varate negli ultimi anni in materia di giustizia hanno sostanzialmente prodotto un arretramento della cultura giuridica in Italia». Lo ha detto il presidente della Corte d'Appello di Lecce, Umberto Pagano, che domani terrà la relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, commentando l'assenza dalla cerimonia per protesta dei magistrati. Umberto Pagano, presidente Corte appello Lecce
Pagano ha anticipato all'Ansa alcuni passaggi del suo intervento di domani, sottolineando che «nel distretto di Lecce la durate media dei processi non è andata al di là di quanto accadeva prima, anzi, è diminuita un poco» mentre in materia di lavoro, in Corte d'Appello e nella sezione distaccata di Taranto «la sentenze vengono depositate in tempi strettissimi». «Il numero delle prescrizioni - ha detto ancora - non è aumentato, anche questo è un grosso risultato, ma adesso bisogna fare i conti con la ex Cirielli, che a Lecce ha già prodotto i suoi effetti». «Sul fronte della criminalità organizzata - ha detto ancora - non ci sono peggioramenti. In questo scorcio di tempo non ci sono stati omicidi di mafia e comunque gli omicidi sono diminuiti». Pagano invita però a vigilare «costantemente, perchè la mafia è sempre in agguato».
Esprime, inoltre preoccupazione per il traffico di sostanze stupefacenti, e per l'impiego in quest'attività di minorenni. A questo proposito, ha aggiunto, «per prima cosa serve un rafforzamento dei servizi sociali, che devono essere di forte ausilio al giudice per potere bene fronteggiare le situazioni che riguardano i minorenni, la devianza minorile. Quello dei minorenni è un settore della giustizia che deve essere guardato in modo particolare».
Per quanto riguarda le cause civili, Pagano assicura che nel distretto «hanno una durata media pari a quella nazionale, mentre in certi settori, come quelli del lavoro, la durata è addirittura inferiore». La situazione, quindi, per Pagano «non è proprio disastrata; ci vuole però un costante, forte impegno da parte dei magistrati per reggere questa situazione, che diventa sempre più pesante anche a causa della riduzione drastica dei fondi per la giustizia».
Più in generale Pagano sostiene che «alcune norme approvate negli ultimi tempi, come la ex Cirielli, stabiliscono una certa disparità fra i cittadini. Se sarà approvata la norma sulla inappellabilità da parte del pubblico ministero delle sentenze di assoluzione, ci sarà una disparità di trattamento delle parti e addirittura del processo». Secondo Pagano, inoltre, la riforma dell'ordinamento giudiziario non avrebbe dovuto stravolgerlo: è vero che risaliva al 1941, ma negli ultimi decenni, con l'intervento del legislatore della Prima Repubblica e con le sentenze della Corte Costituzionale, si era adeguato ai principi costituzionali, sarebbero bastate alcune modifiche per renderlo complessivamente aderente alla nuova realtà giudiziaria». «Comunque - ha aggiunto - non servirà ad accelerare i processi, che anzi sono destinati a durare di più perchè il giudice avrà anche la preoccupazione oltre a stendere le sentenze di prepararsi per i concorsi». «Comunque - ha concluso - nonostante queste difficoltà la giustizia cammina!».

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