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Venerdì 22 Settembre 2017 | 19:13

A Bari nessun criminale lascia l'impronta

La Procura apre un'inchiesta: non funzionano gli scanner della Polizia che rilevano le impronte digitali e le confrontano con quelle degli archivi nazionali
BARI - Un'inchiesta per frode nelle pubbliche forniture è stata avviata dalla Procura presso il Tribunale di Bari sull'inefficace operatività (perchè manca il collegamento digitale di trasmissione, linea Isdn o Adsl) degli impianti "Spaid", utilizzati negli uffici di frontiera del Sud Italia per rilevare e trasmettere alla banca dati centrale le impronte digitali al fine di contrastare l'immigrazione clandestina e la criminalità organizzata.
L'indagine, a carico di persone da identificare, è stata avviata dal sostituto procuratore Renato Nitti, che ha incaricato la polizia giudiziaria di verificare l'operatività delle altre apparecchiature "Spaid" presenti sul territorio barese. A quanto si è appreso, già nel 1999, utilizzando finanziamenti nazionali ed europei previsti dal piano Pon Sicurezza e dall'Interreg, il ministero dell'Interno acquistò i primi cinque impianti - per 1,5 miliardi di lire - e li destinò a Bari, Napoli e Roma. Lo scopo dell'investimento europeo era di proteggere le frontiere del Sud Europa.
Uno di questi macchinari fu installato presso l'ufficio della polmare di Bari ma - emerge chiaramente dall'inchiesta - gli agenti non sono mai stati messi nelle condizioni di poter operare. In altri uffici del barese - a quanto è dato sapere - gli operanti, invece, non sapevano neppure di aver a disposizione le apparecchiature. Per verificare a chi compete garantire la funzionalità degli impianti, il pm ha acquisito il contratto di acquisto delle apparecchiature (alcune delle quali sono state fornite dalla Hewlett Packard) e ha ascoltato diversi testimoni che hanno confermato che, almeno fino allo scorso anno, l'impianto dell'ufficio di frontiera del porto di Bari non era operativo a causa della mancanza del collegamento digitale. Stessa mancanza di operatività sarebbe stata riscontrata dal magistrato per altre apparecchiature per motivi «strumentali e personali».
Lo Spaid (sottosistema periferico per assunzione impronte digitali) è un metodo progettato dalla polizia scientifica, in grado di eseguire in tempo reale identificazioni personali. Si tratta in sostanza di un computer portatile con un piccolo scanner sul quale viene poggiato per qualche istante l'indice destro e, in tempo reale, l'impronta, attraverso l'Afis (sistema che le memorizza), viene confrontata con tutte quelle contenute nel casellario nazionale, il "cervellone" nel quale da anni vengono archiviate impronte e fotografie di italiani o stranieri finiti nei guai con la giustizia. Le impronte così rilevate però non vengono inserite nel casellario, dove si trovano solo i cartellini fotosegnaletici.

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