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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 11:31

Pirateria satellitare: rischi per pescherecci pugliesi

Una fonte di interferenza esterna e di origine sconosciuta ha accecato i sistemi di comunicazione satellitare Thuraya di decine di imbarcazioni, anche mentre erano al largo delle coste italiane. Potrebbe esserci una relazione con la Libia. Tripoli smentisce
BARI - Potrebbero essere state le conseguenze di un clamoroso caso di "pirateria satellitare" a lasciare decine di pescherecci pugliesi, in navigazione, col sistema di comunicazione satellitare Thuraya in panne. L'ipotesi, tutta da verificare, è al vaglio anche delle autorità internazionali cui la Compagnia di telecomunicazioni (con sede ad Abu Dhabi) ha inoltrato ufficiale segnalazione. Di certo c'è che la società, in un comunicato diffuso dal concessionario TelecomSatItalia, sostiene che - alla luce delle rilevazioni effettuate - satellite e stazioni a terra funzionano perfettamente. Non si tratta quindi di un loro problema tecnico bensì di una «fonte di interferenza» esterna e di origine «sconosciuta». «Thuraya - recita il comunicato - è un sistema di comunicazione radio che copre circa 120 nazioni ed anche se tutto il sistema è costantemente monitorato per prevenire inconvenienti di questo genere, a volte una fonte interferente, potrebbe causare problemi ai servizi».
«Tutto è incominciato qualche giorno fa - spiega Giovanni Cappelluti, titolare della Egc Elettronica Navale di Molfetta, rivenditore Thuraya e autentica autorità del settore a livello nazionale - con i miei clienti che, appena arrivavano a terra, mi chiamavano imbufaliti. Si tratta di una quarantina di pescatori con i relativi pescherecci delle marinerie di Molfetta, Trani, Bisceglie, Ortona e Giulianova. Mi hanno segnalato che non riuscivano a ricevere e nemmeno a trasmettere. Per fortuna nessuno ha dovuto lanciare un SOS ma è un grosso problema, ne va della sicurezza».
Con la «legge Gasparri», dal 31 dicembre scorso è stato definitivamente accantonato il sistema di comunicazione Etacs e i pescatori hanno dovuto dotarsi di un sistema satellitare. A bordo, com'è d'obbligo, hanno una radio (detta VHF) ma la portata massima di quella più comune è di 25 miglia e loro possono spingersi fino a 40 miglia di distanza dalle coste italiane. «Esiste un'altra radio di bordo che copre fino a 200 miglia - spiega Cappelluti - ma è molto costosa (5-6.000 euro) eppoi la comunicazione con l'utenza desiderata deve obbligatoriamente passare per la Capitaneria di porto. Invece il sistema Thuraya costa tra i 1.700 e i 1.900 euro ed in più è un Gps, cioè permette di rilevare sempre la posizione dell'imbarcazione».
Thuraya ha denunciato l'«interferenza» alle autorità di Libia, Tunisia, Algeria e Italia e all'Ufficio di comunicazione radio dell'Unione delle telecomunicazioni internazionali (ITU). Nel suo comunicato fa presente anche che «la fonte di interferenza sta avendo effetto sull'intera gamma di frequenze in Banda L (1626.5-1660.5 Mhz). Abbiamo riscontri che anche altri sistemi subiscono l'interferenza sui propri satelliti». «La fonte di disturbo - si legge ancora nel comunicato - è stata probabilmente rintracciata dalla Loral Skynet mediante un sistema di Geo-posizionamento».
A tal proposito, soltanto pochi giorni prima che i marittimi pugliesi si trovassero «al buio», Radio Nederland Wereldomroep - sul suo sito www2.rnw.nl - ha segnalato che la Libia era stata identificata quale possibile fonte delle gravi interferenze al satellite Eutelsat Hotbird, così come a BBC World, Euro News, ESPN, CNN e al britannico channel Five. Tripoli, secondo Rnw, avrebbe voluto oscurare Sawt al-Amal, una radio di dissidenti che ha aperto i battenti lo scorso settembre, a Londra, e che trasmetteva le sue trasmissioni via satellite. A smascherare i libici sarebbe stata - dice Rnw - «Loral Skynet attraverso le sue sofisticate analisi di Geo-posizionamento». I diplomatici libici, però, hanno negato ogni responsabilità.
Marisa Ingrosso

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