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Martedì 26 Settembre 2017 | 12:52

«Perché Izzo era in semilibertà?»

E' la domanda di Giovanni Maiorano (pentito pugliese). Il mostro del Circeo accusato dell'omicidio di sua moglie MariaCarmela e della figlia Valentina
CAMPOBASSO - Giovanni Maiorano ha scritto di aver taciuto per mesi sul proprio caso per evitare atti di «sciacallaggio» sulla memoria di sua moglie e sua figlie uccise da Angelo Izzo.
Lo afferma lo stesso detenuto pugliese nella lettera aperta resa nota oggi attraverso il suo legale Stefano Chiriatti. «Come è noto ho purtroppo subito da pochi mesi la tragica perdita di mia moglie Antonella (MariaCarmela) Linciano e di mia figlia Valentina Maiorano del cui duplice omicidio sono indagati Angelo Izzo e Luca Palaia», ricorda Maiorano nell'incipit della missiva. «In questi mesi ho proferito - sia pur con grande sofferenza - rimanere in silenzio per non rischiare di alimentare i veri e propri atti di sciacallaggio di cui sono state fatte oggetto Antonella e Valentina ed ai quali purtroppo si sono prestati anche alcuni mezzi di informazione dando credito ed amplificando del tutto ingiustificatamente dichiarazioni e congetture tanto vili quanto falso», aggiunge Maiorano. «Non voglio entrare qui nel merito di quanto accaduto a Ferrazzano che è tuttora all'esame dei magistrati e che mi auguro sarà ampiamente chiarito nel corso del processo penale che si aprirà nei prossimi mesi anche se so bene che nulla e nessuno potrà restituire la vita ai miei cari. Quanto io avevo da dire in proposito - ricorda l'ergastolano - lo ho già ampiamente riferito ai magistrati di Campobasso e questi ultimi dovranno rendere conto tutti coloro che in questi mesi si sono scatenati, per mitomania e o per loschi motivi in una bagarre di ipotesi non solo campate in aria ma soprattutto diffamatorie della dignità e del decoro di Antonella e Valentina». «Oggi a distanza di qualche mese da quel 28 aprile 2005 - scrive Maiorano - forse si può cominciare a ragionare a mente fredda su quanto accaduto e credo pertanto che la mia storia personale ponga alcuni interrogativi che in definitiva prescindono anche dalla mia vicenda processuale.

MAIORANO SPIEGA PERCHE' SI ERA FIDATO E DOMANDA SE LA SEMILIBERTA' SIA STATA CONCESSA IN MODO OCULATO
Giovanni Maiorano, nella lettera aperta che l'Ansa è in grado di pubblicare, ha spiegato il valore che aveva attribuito alla semilibertà che era stata concessa ad Angelo Izzo e ha inanellato una serie di interrogativi su fattori che avrebbero contribuito all'uccisione delle sue congiunte.
Semilibertà, ha argomentato Maiorano nella lettera, «significa aver finalmente dimostrato alla società di aver completamente chiuso con quel modo di essere e di rapportarsi agli altri che nel tempo ti ha portato ad essere ciò che oggi sei, cioè un uomo condannato ad essere detenuto a vita per aver privato della vita un altro uomo. Una simile prova di fiducia da parte delle istituzioni significa, in definitiva - aggiunge Maiorano - ritornare a vivere e ad essere accettato dagli altri come un essere umano, con una propria storia e con un proprio vissuto del tutto particolari, tuttavia pur sempre un essere umano». «Alla luce dei fatti di Ferrazzano mi chiedo allora - continua il detenuto - è stato fatto tutto ciò che era necessario per verificare che era realmente Angelo Izzo prima che gli fosse concessa la semilibertà? E' stato fatto tutto ciò che era necessario per consentire al Tribunale di Sorveglianza di Palermo di verificare approfonditamente la vera personalità di Angelo Izzo? E' stato fatto tutto ciò che era necessario per verificare se Angelo Izzo stesse rispettando tutte le prescrizioni che gli erano state imposte al momento della concessione della semilibertà e che sempre si accompagnano a quel tipo di provvedimento, che certamente gli imponevano, ad esempio, di non spostarsi dal comune di residenza, di non rientrare in carcere dopo una certa ora, di non accompagnarsi a pregiudicati e altro?».
Il marito e padre delle due vittime di Izzo chiede inoltre: «Come è stato possibile che le persone che hanno conosciuto Angelo Izzo e che con lui hanno intrattenuto rapporti più o meno professionali, in carcere e fuori dal carcere, e che avrebbero dovuto capire quanto andava accadendo perchè il loro mestiere è proprio quello di capire gli altri ed in particolare noi detenuti, non abbiano avvertito che qualcosa non andava? Come è stato possibile che tra tutti coloro che dispongono di strumenti culturali raffinati per comprendere gli altri ed il loro modo di essere - certi giornalisti ed operatori culturali, politici, psicologi, psichiatri - che a vario titolo e in diversi momenti hanno conosciuto professionalmente Angelo Izzo nessuno si è mai accorto di quanto poteva accadere?» «Oggi tutti definiscono Angelo Izzo un mostro - ricorda Maiorano - A me sembra una definizione impropria e di comodo perchè allude ad un diverso, un passo o un deviante le cui azioni e reazioni sono fuori dalla norma e dunque improvvise ed imprevedibili, mentre anche sulla base della mia diretta e pregressa conoscenza ritengo Angelo Izzo un uomo pienamente cosciente e responsabile dei suoi comportamenti. Peraltro quand'anche Angelo Izzo fosse una persona le cui azioni e reazioni sono sempre improvvise ed imprevedibili, come è stato possibile che nessuno se ne sia accorto per tempo? Se invece, come ritengo, Angelo Izzo è un uomo pienamente cosciente e responsabile dei suoi comportamenti, come è stato possibile che nessuno di tutti coloro che lo hanno frequentato, almeno nell'ultimissimo periodo prima del duplice omicidio, quando ormai l'irreparabile era imminente, abbia avvertito quanto stava per accadere?» «Credo - aggiunge ancora nella lunga lettera - che la risposta a queste domande, certamente scontate e banali nella loro semplicità ed immediatezza ma che mi tormentano quotidianamente ed hanno acquistato per me un significato tragico e ossessivo alla luce di quanto accaduto, riguardi non solo me ma la società e le istituzioni nel loro insieme anche perchè non vorrei che passato il momento di emozione collettiva i fatti di Ferrazzano finiscano per essere dimenticati».

MAIORANO DIGUNA: NON MI CONCEDONO VISITE A CIMITERO
Giovanni Maiorano, cui Angelo Izzo avrebbe ucciso moglie e figlia lo scorso 28 aprile a Ferrazzano (Campobasso), da sabato scorso sta attuando lo sciopero della fame e della sete perchè - sostiene - non gli viene concesso di recarsi sulla tomba delle due donne.
Lo ha reso noto lo stesso Maiorano in una lettera inviata a un cronista dell'Ansa, nella quale afferma che il Gip di Lecce gli ha concesso un permesso con scorta al cimitero, che non sarebbe stato convalidato dal magistrato di sorveglianza.
«Andrò lo stesso a trovare mia moglie e mia figlia - scrive Maiorano - anche senza consenso perchè mi lascerò morire». Poi aggiunge: «Se devo essere proprio cattivo suppongo siano più propensi a concedere permessi ad Izzo per continuare ad uccidere».
Nella stessa lettera, Maiorano ribadisce il disappunto nei confronti del Ministro della Giustizia, Roberto Castelli «che - spiega l'ex appartenente alla malavita pugliese - non si è ancora pronunciato sulle ispezioni ministeriali. Gli ho scritto una decina di lettere, senza risposte».

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