Domenica 22 Luglio 2018 | 21:58

Carabinieri bloccano il «revival» d'un clan

32 arresti. I Cc: il clan Scarcia voleva tornare a dominare sulla costa jonica lucana, fino a Taranto, anche con alleanze nel clan Parisi, di Bari
MATERA - Trentadue arresti per bloccare il «revival» (proprio il nome dato dai Carabinieri all' operazione) del clan Scarcia, il suo tentativo cioè di tornare a controllare le attività illecite sulla costa jonica lucana, fino a Taranto, anche con alleanze nel clan Parisi, di Bari.
E' l' obiettivo che la Direzione distrettuale antimafia di Potenza ritiene di aver raggiunto con gli arresti eseguiti stamani, all' alba, in Basilicata e Puglia, da circa 150 Carabinieri, che hanno agito utilizzando unità cinofile ed elicotteri.
Le persone arrestate finora sono 29: tre sono ricercate. Sul totale delle ordinanze di custodia cautelare, 28 prevedono la detenzione in carcere e quattro gli arresti domiciliari. Le ha emesse il gip distrettuale di Potenza, Rocco Pavese, su richiesta del pm della Dda, Felicia Genovese. Per 18 degli arrestati, l' accusa è di aver costituito e fatto parte di un' associazione per delinquere di tipo mafioso, finalizzata alle rapine, alle estorsioni, all' usura, al traffico di armi e droga. Capo riconosciuto dell' organizzazione sarebbe Salvatore Scarcia, fino a ieri in semilibertà; Scarcia aveva come referenti Pasquale Lippo nel Tarantino e Giovanni De Benedictis a Bari.
Il «ritorno» del clan Scarcia - una presenza ultradecennale sulla costa jonica lucana - sarebbe cominciato nell' autunno del 2002, quando le forze dell' ordine arrestarono un presunto affiliato, trovato in possesso di 50 grammi di cocaina acquistata a Taranto. Da sempre - secondo le varie inchieste portate avanti dalla magistratura - il capo del clan era stato Emanuele Scarcia (chiamato «zì Emanuele» in segno di riverenza), morto per infarto il 24 aprile 1998, quando era detenuto, all' età di 67 anni, nel carcere di Matera. Negli anni successivi, la presenza del clan si è andata in qualche modo «attenuando», fino al tentativo di ripresa dell' attività, che coinciderebbe con l' operazione «revival».
Nello stesso periodo del 2002, vi furono arresti per una rapina, per un' estorsione e per il possesso di una pistola con il numero di matricola cancellato che - secondo gli investigatori dei Carabinieri - doveva essere «ceduta» ad un clan pugliese per commettere un delitto.
Stamani, illustrando ai giornalisti alcuni aspetti dell' operazione, il comandante provinciale di Matera dell' Arma, tenente colonnello Vito Pizzarelli, e il comandante del reparto operativo, maggiore Vito Di Girolamo, hanno evidenziato anche alcuni episodi avvenuti nel 2003. Fra questi, il ritrovamento di dieci ordigni nascosti nella zona del lido di Rotondella: le bombe dovevano servire a «convincere» commercianti restii a pagare il «pizzo». I militari prelevarono gli ordigni dalle scatole in cui erano custoditi e li sostituirono con alcune pietre: uno «scherzo» che inquietò gli aderenti al clan, che però non riuscirono mai a stabilire chi avesse rubato le bombe. Sempre nel 2003, i militari sequestrarono 700 grammi di cocaina a Casamassima (Bari), in una circostanza in cui alcuni Carabinieri rischiarono di essere investiti da un' automobile e dovettero sparare, rispondendo ai colpi dei trafficanti. L' ultimo episodio risale a qualche giorno fa, quando nell' automobile di un giovane è stato trovato un ordigno, destinato a portare a termine un' estorsione. Tutti elementi all' apparenza slegati, in realtà - secondo l' accusa - inquadrabile nel programma del clan di riprendere il controllo della zona jonica lucana e tarantina.

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