Venerdì 20 Luglio 2018 | 14:52

«Tenco? Lasciatelo dormire in pace»

Così il cantante Gino Paoli, alla casa editrice Laterza di Bari per presentare il libro «Sapore di note», scritto in collaborazione col figlio Giovanni
BARI - «Luigi Tenco era una persona allegra, dotata di grande senso dell'ironia. Ma l'immagine che è stata presentata al pubblico è quella di un uomo cupo: non c'è niente di più falso». Gino Paoli ha raccontato così la propria amicizia con Tenco nel corso dell'incontro che si è tenuto nella libreria Laterza per la presentazione del suo «Sapore di note». Un libro che raccoglie «musica e testo della sua vita», scritto in collaborazione con il figlio Giovanni ed edito dalla Laterza nella collana «I Robinson.Letture».
«L'autodistruzione - ha aggiunto Paoli, che è nato nel 1934 a Monfalcone (Gorizia) e si è poi trasferito a Genova - fa parte con maggiore o minor forza di tutti i giovani. E d'altra parte il suicidio è un fatto privato che non si può analizzare nè discutere. La figura che la stampa ha voluto trasmettere di Luigi, però, è quella di un'icona inserita in uno schema preciso, ma assai distante dalla persona che frequentavo. In quanto alle ipotesi di riapertura del caso, dico ancora una volta: lasciatelo dormire in pace».
«Il libro - ha spiegato il critico musicale della Gazzetta del Mezzogiorno, Francesco Costantini - raccoglie emozioni, sentimenti e affetti che corrono in libertà lungo i 45 anni della carriera di un anarchico, come si definisce lo stesso Paoli più volte. Un artista che ha sempre cercato di evitare padroni e imposizioni».
Paoli ha parlato degli esordi nel mondo della musica avvenuti con uno spirito da dilettante (fino a 26-27 anni ho fatto il pittore e per un po' prima di dedicarmi del tutto alle canzoni ho tenuto il mio lavoro di grafico) dei rapporti con i figli (che ormai ne sanno molto più dei genitori: basta vedere come usano i computer) e dei ricordi della scuola di Genova. «Non era una scuola - ha detto - ma un gruppo di persone accomunate dall'obiettivo di non cadere nella routine, di vivere una vita all'insegna dell'indipendenza».
«Con Beppe Grillo - ha raccontato - ci siamo soffermati a pensare a quanto siamo stati fortunati nella nostra carriera. Le nostre mogli, invece, hanno attribuito tutto al talento. Resto convinto che con l'80 per cento di culo e il 20 di talento si faccia molta più strada che non con la combinazione opposta».
Giovanni Paoli ha invece raccontato la stesura del libro: «non è stato semplice, perchè è un uomo di poche parole e questo testo doveva essere un distillato. Come padre, poi, è sempre in formazione, desideroso di apprendere. E' curioso di tutto quello che gli accade intorno ed è stato così anche nel rapporto con i suoi figli».
Gino Paoli, infine, ha parlato di Sanremo. «Prima era il festival della canzone - ha detto - nel quale veniva premiata quella migliore; poi si è trasformato in una manifestazione fatta dai discografici; adesso è diventato il festival della tv. La canzone è soltanto una scusa».

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