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Martedì 26 Settembre 2017 | 20:12

«Quasi tutto in Puglia il grano Casillo»

Risulterebbe dalla ricostruzione della filiera delle vendite del grano, che sarebbe stato contaminato da ocratossina, ricostruita dalla Procura di Trani
TRANI (BARI) - La Procura presso il Tribunale di Trani ha inviato al ministero della Salute, che ne aveva fatta richiesta, la filiera parziale delle vendite del grano che sarebbe risultato contaminato da ocratossina, una sostanza fortemente nociva e cancerogena. In questo modo - viene fatto osservare - la Procura ha rinunciato al segreto istruttorio sull'atto d'indagine.
A quanto si è saputo sempre da fonti inquirenti, dalla filiera finora ricostruita dagli inquirenti risulterebbe che il grano contaminato sarebbe rimasto quasi tutto in Puglia. Nel corso dell'indagine, il 10 gennaio scorso, è stato arrestato per i reati di avvelenamento di acque o sostanze alimentari e di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari Francesco Casillo, amministratore del Molino Casillo di Corato (Bari), azienda leader in Italia nella produzione di semola di grano duro e tra i maggiori importatori mondiali di grano.
L'arresto di Casillo, di 39 anni, di Corato (Bari), è legato al sequestro fatto nello scorso mese di settembre nel porto di Bari di una partita di grano duro proveniente dal Canada e risultata contaminata - secondo l'accusa - da ocratossina. Per Casillo, invece, che rigetta tutte le accuse, il grano non è certamente contaminato.
Nei confronti dell'imprenditore il sostituto procuratore inquirente Antonio Savasta ha espresso parere negativo alla scarcerazione ritenendo immutati sia il quadro indiziario sia i gravi indizi di colpevolezza. Sulla richiesta di scarcerazione il gip del Tribunale di Trani, Michele Nardi, dovrebbe provvedere non prima di lunedì prossimo poichè, fino ad ora, alla sua cancelleria non sono giunti gli atti relativi alla richiesta.

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