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Domenica 24 Settembre 2017 | 00:03

S. Giuliano: la scuola era al collasso

Si è aperto il processo ai responsabili del crollo della scuola di San Giuliano di Puglia costato la vita a 27 bambini e la loro maestra durante il terremoto
LARINO (CAMPOBASSO) - Con un rinvio al 3 marzo, che preoccupa i parenti delle piccole vittime per un rischio di caduta in prescrizione favorito dalla legge ex-Cirielli, è iniziato oggi il processo per il crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia (Campobasso) che, a causa del terremoto dell'ottobre 2002 in Molise, uccise 27 bambini e una maestra.
La prima udienza, celebrata nella piccola e stracolma aula del palazzo di Giustizia di Larino, è servita solo a fare l'appello dei presenti e a decidere che le tv potranno riprendere le prossime udienze se chi depone è d'accordo (il tutto sicuramente in un edificio con un'aula più capiente).
L'ex sindaco all'epoca del terremoto, Antonio Borrelli, uno dei sei imputati e padre di una delle vittime, si è augurato che le riprese tv non trasformino il processo in una spettacolo televisivo o, come ha paventato oggi un avvocato, in un «reality». Borrelli, che ha seguito in silenzio l'udienza, è stato l'unico imputato presente: gli altri - un ingegnere, un tecnico comunale, e tre imprenditori edili - sono risultati «contumaci».

Il capo d'imputazione comprende le accuse di omicidio colposo plurimo, concorso in falso ideologico, disastro colposo, lesioni colpose. Dopo poco più di due ore, l'udienza è stata aggiornata per un cavillo (la mancanza della data di notifica sulla convocazione di un imputato) e subito il presidente del Comitato «Vittime della Scuola», Antonio Morelli, si è detto «preoccupato per un eventuale pericolo di prescrizione» dato che il processo è cominciato solo dopo tre anni e tre mesi dalla tragedia.
Anche l'avvocato difensore di alcuni parenti delle piccole vittime, Sante Foresta, ha sottolineato questa possibilità a causa dell'ex Cirielli che ha ridotto i termini di prescrizione.
«Siamo preoccupati - ha aggiunto Morelli - per un eventuale ipotesi del genere. Noi siamo decisi a far sentire forte la nostra voce». Foresta ha avvertito che il processo, in cui deporranno un centinaio fra testimoni, parti lese, consulenti e periti, «sarà lungo».
Morelli, che nel crollo perse una bambina, è tornato a sottolineare: «Da questo processo ci aspettiamo che venga fuori la verità e solo quella: lo dobbiamo ai nostri figli».

La verità, per la pubblica accusa, è una sola: come ha ribadito oggi il procuratore della Repubblica di Larino, Nicola Magrone, parlando a margine dell'udienza. La scuola - ha detto - «era ai limiti del collasso già prima del terremoto» e «doveva essere chiusa» perchè sarebbe già bastata una pesante nevicata per abbatterla. Insomma, secondo il pm l'edificio era stato costruito irregolarmente: «Quella scuola non aveva nulla - ha sostenuto Magrone - nessun certificato, nessun atto, nessuna legittimazione tecnica, formale e amministrativa per farci entrare alcuno».
Sempre a margine dell'udienza, gli avvocati hanno tratteggiato la linea difensiva che sarà tenuta nel processo, le cui udienze dovrebbero tenersi ogni venerdì: l'avvocato dell'ex-sindaco Borrelli ha sostenuto che un'eventuale responsabilità non può essere di un 'politicò come il sindaco, ma andrebbe attribuita ai tecnici. Il legale di due di questi ha invece invocato «forze incontrollabili e sovrumane della natura» che escluderebbero «ogni responsabilità di natura umana».
Rodolfo Calò

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