Cerca

Lunedì 25 Settembre 2017 | 20:56

Droga e politica in Albania, s'indaga a Bari

Presunte collusioni tra magistrati e politici albanesi con i boss del Paese delle Aquile accusati di gestire dall'Albania ingenti traffici di droga verso l'Italia e l'Europa comunitaria emergono da un'informativa che la Dia di Bari ha trasmesso alla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese
BARI - Presunte collusioni tra magistrati e politici albanesi con i boss del Paese delle Aquile accusati di gestire dall'Albania ingenti traffici di droga verso l'Italia e l'Europa comunitaria emergono da un'informativa che la Dia di Bari ha trasmesso alla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese.
I voluminosi faldoni di indagine sono ora al vaglio dei magistrati baresi che - una volta esaminati gli atti - dovrebbero attribuire reati sia ai trafficanti di sostanze stupefacenti indicati nel rapporto conclusivo, i cui nomi sono emersi in diverse inchieste sui traffici di droga, sia agli stessi magistrati e politici albanesi di cui si parla spesso nelle conversazioni telefoniche captate dagli investigatori della Dia tra il 2000 e il 2002.
Nei colloqui intercettati emergerebbero - a quanto è dato sapere - sia pressioni esercitate dai trafficanti di droga su magistrati albanesi considerati "avvicinabili" sia presunte coperture politiche offerte ai boss. A quanto si è appreso, tuttavia, non sarebbe al momento ipotizzabile che magistrati e politici abbiano preso parte all'associazione criminale.
Nell'indagine sono finiti anche una serie di documenti legati alla destituzione del procuratore generale d'Albania Arben Rakipi. Rakipi, titolare da pochi mesi della prima inchiesta "Mani pulite" mai avviata in Albania, fu "licenziato" la notte tra il 18 e il 19 marzo del 2002 durante una seduta del Parlamento albanese. La votazione avvenne sulla base di una mozione di sfiducia sostenuta dall'opposizione di destra guidata dall'allora ex presidente Sali Berisha (ora premier) e da un consistente gruppo del partito socialista di maggioranza che all'epoca faceva capo all'ex primo ministro Ilir Meta. Contro la destituzione votò invece l'ex premier socialista Fatos Nano, che ha sempre difeso l'operato del magistrato.
Il procuratore generale, molto conosciuto e apprezzato anche presso la Direzione nazionale antimafia italiana, con la quale ha collaborato per numerose indagini, aveva avviato pochi mesi prima della destituzione numerose inchieste per casi di corruzione nella pubblica amministrazione che riguardano, tra gli altri, ex ministri del governo di Ilir Meta. Quest'ultimo, proprio per questo, accusò Rakipi di essere un procuratore politicizzato e di lavorare a sostegno di Fatos Nano che con lo steso Meta aveva all'epoca un duro scontro politico.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione