Lunedì 23 Luglio 2018 | 19:42

Murgia devastata: 50 anni di danni

Arrestati per frode alla comunità europea altri componenti della famiglia Casillo. Alterato un terzo dell'area parco, pascoli trasformati a grano
BARI - Nel giro di poco meno di cinque anni il parco dell'alta Murgia barese, che è tutelato con vincoli idrogeologici e ambientali, è stato «sistematicamente aggredito al punto tale che per la sua ricostituzione, che rimane comunque incerta, occorreranno almeno 50 anni». E' la desolante constatazione fatta in un incontro con i giornalisti dal sostituto procuratore della Repubblica di Trani Antonio Savasta, che coordina l'inchiesta scaturita stamani nell'arresto di 30 persone fra le quali l'imprenditore del grano Francesco Casillo, già arrestato ieri per la vicenda del grano contaminato da ocratossina.
Tra gli arrestati figurano anche tre suoi parenti, tutti amministratori dell'azienda Molino Casillo, leader in Italia nella produzione di semole. Nell'inchiesta sono indagati anche funzionari della Regione Puglia e rappresentanti delle associazioni agricole, accusati di non aver compiuto i controlli sulle certificazioni presentate dagli imprenditori.
L'indagine fu avviata nel 2003 con il sequestro, operato da agenti del Corpo Forestale dello Stato, di un terreno all' interno della Zona di protezione speciale dell'Alta Murgia, trasformato abusivamente da pascolo ad agricolo. Da quel primo nucleo di indagine, i forestali hanno esteso i controlli all'intera superficie del parco, censendo e perimetrando tutte le trasformazioni abusive rilevate. In un secondo tempo i dati sono stati sovrapposti ad aerofotogrammetrie, realizzate tra il 1989 e il 2004, ottenendo così la cartina degli illeciti. E' stato quindi scoperto che le alterazioni del territorio, la trasformazione dei fondi da pascolo a seminativo erano finalizzati alla richiesta di contributi della Comunità Europea per un ammontare complessivo di 10 milioni di euro.

Dal punto di vista ambientale - secondo il Corpo Forestale dello Stato - risulta che circa un terzo del territorio del parco è stato alterato: 30 milioni di metri quadrati di superficie di natura carsica, storicamente destinati alla pastorizia sono stati spietrati, dissodati, con la distruzione del complesso suola-roccia, e trasformati illegalmente in coltivi. L'impatto ambientale viene definito gravissimo per la parziale distruzione di un paesaggio unico, quello della pietra affiorante, e per i dissesti idrogeologici prodotti.
Pale meccaniche e aratri hanno distrutto la stratificazione naturale del suolo, compromesso la struttura fisica e la continuità nella canalizzazione e nella porosità dei terreni e alterato la conducibilità termica e idraulica delle superfici. La struttura globale si presenta così indebolita per una riduzione della coesione superficiale determinata dallo sgretolamento degli aggregati. Le caratteristiche fisiche e chimiche del sistema risultano alterate, così come la naturale fertilità, con un impoverimento globale in sostanza organica. Si è nel contempo ridotta la capacità di ritenzione idrica del suolo ed è aumentata l'esposizione ai fattori erosivi, con accelerazione del processo di desertificazione.

Oggi - sempre secondo i Forestali - il paesaggio altomurgiano si presenta banalizzato e compromesso: distrutto in buona parte quello carsico superficiale, caratterizzato da lame e doline, e alterato quello sotterraneo, per la diminuzione della quantità di acque che riescono ad infiltrarsi nel terreno superficiale, ora argilloso. Dal punto di vista vegetazionale, nei territori trasformati in coltivi, o desertificati, si è avuta una perdita totale di biodiversità, di struttura e composizione chimico-fisica dei suoli.
L'operazione odierna - ha spiegato il magistrato - è stata chiamata «Apocalisse» perchè è ritenuta «una delle più vaste operazioni condotte in Italia per la repressione di reati economici ambientali».

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