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Martedì 19 Settembre 2017 | 17:25

Al processo le due amiche di Giusy Potenza

Filomena Rita Mangini e Sabrina Santoro sono accusate di aver indotto alla prostituzione la piccola Giusy di 15 anni, uccisa in provincia di Foggia dal cugino del padre
FOGGIA - Saranno processate a metà febbraio Filomena Rita Mangini, 20 anni, e Sabrina Santoro, 25, le due ragazze di Manfredonia amiche di Giusy Potenza, la giovane di 15 anni uccisa nel novembre di due anni fa. L'accusa nei loro confronti è pesantissima: induzione alla prostituzione. Secondo i pm, infatti, le due giovani avrebbero approfittato della ragazzina per trarre profitto dai suoi incontri con uomini anche molto più grandi di lei.
Una vicenda, quella dell'omicidio di Giusy Potenza, che sconvolse la piccola cittadina pugliese, e che continua ancora oggi a stupire per i suoi particolari raccapriccianti e tragici. Come accadde il 24 ottobre scorso, quando la madre della ragazzina, Rita Rignanesi, incinta di diversi mesi, si impiccò in casa. Ma quello fu solo l'ultimo atto di una triste vicenda cominciata l'anno precedente.

Ecco la ricostruzione dei fatti.
Giusy Potenza venne uccisa il 12 novembre del 2004. La morte della studentessa di 15 anni di Manfredonia, in provincia di Foggia, sconvolse l'opinione pubblica in tutto il paese. Successe di venerdì, una serata piovosa. Ma il corpo della ragazzina venne trovato solo il giorno dopo nei pressi di una scogliera e dello stabilimento ex Enichem.
A ucciderla era stata una grossa pietra che la aveva colpita alla testa. Una pietra scagliata con violenza da distanza ravvicinata. La svolta nelle indagini arrivò qualche mese dopo il ritrovamento del corpo. Poco prima di Natale, gli inquirenti, che per giorni avevano seguito la pista del branco, riuscirono a trovare il bandolo della matassa e a incastrare, grazie alla prova del Dna, il cugino 27enne del padre di Giusy, Giovanni Potenza.

Potenza, pescatore, fu arrestato e confessò di essere l'unico autore del delitto. Da qualche tempo, raccontò, avrebbe avuto una relazione segreta con la ragazza. Una relazione che però intendeva troncare anche perchè era sposato e aveva dei figli. Alle minacce della giovane di rivelare tutto alla moglie, Potenza avrebbe perso la testa e l'avrebbe colpita pesantemente con un masso.
Alla versione di Giovanni Potenza non hanno tuttavia mai creduto i genitori di Giusy e l'avvocato della famiglia, convinti che insieme a lui ci fossero altre persone e che comunque non ci fosse una relazione tra i due. Qualche mese dopo l'arresto del pescatore, il 6 maggio, due amiche della sorella di Giusy che avevano frequentato per qualche tempo la ragazzina prima della sua morte, Filomena Rita Mangini e Sabrina Santoro, di 20 e 25 anni, furono arrestate dalla Polizia con l'accusa di aver indotto Giusy alla prostituzione, facendola incontrare con uomini più grandi, e per dichiazioni mendaci agli inquirenti riguardo alla sera dell'omicidio.

Ma la vicenda avrebbe riservato altri tristi capitoli. Qualche giorno dopo l'arresto delle due giovani, il 30 maggio, il padre di Giusy, Carlo Potenza, tentò di uccidere, ferendolo in maniera grave, il padre di una delle due ragazze arrestate, Pasquale Mangini. Potenza era stanco delle voci del paese sulla figlia, diffuse sia durante la fase delle indagini ma anche successivamente al fermo del presunto assassino. Incontrò Mangini nel bar Olimpia dove quest'ultimo stava bevendo una birra e lo colpì con un grosso coltello da cucina.
Poi uscì dal bar e consegnò l'arma a due amici pescatori, Antonio Varrecchia e Biagio Piemontese. Poco dopo giunsero i poliziotti del Commissariato che lo arrestarono e lo sottrassero al linciaggio della folla. Potenza, anche lui pescatore come il presunto assassino della figlia, venne scarcerato e posto agli arresti domiciliari in una località segreta, lontano da Manfredonia. Infine, lo scorso 24 ottobre, l'ennesimo lutto: la madre di Giusy, Grazia Rignanese, peraltro in attesa di un figlio, si è tolta la vita impiccandosi. Non ha retto al dolore per la perdita tragica della figlia e a tutte le altre tragedie.

Da quel momento Carlo Potenza è tornato a vivere a Manfredonia, sempre ai domiciliari presso la casa dei suoceri. In quella occasione sia i parenti che il legale della famiglia Potenza sono tornati a fare appello a Giovanni Potenza a dire tutta la verità su quella tragica serata di novembre. Il processo a suo carico si svolgerà con rito abbreviato a partire dal prossimo 26 gennaio. Per le due giovani, invece, il processo, dinanzi al Tribunale ordinario di Foggia, prenderà il via il prossimo 16 febbraio.

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