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Sabato 23 Settembre 2017 | 18:21

Foggia, «postaccio» di lavoro

Da una ricerca della Cgil la metà dei lavoratori intervistati valuta pessimi gli ambienti lavorativi, non in grado di garantire sicurezza e crescita professionale
FOGGIA - Il 42,5% di un campione di 200 lavoratori di vari settori della provincia di Foggia «valuta pessimo o comunque non soddisfacente l'ambiente e il grado di sicurezza del luogo di lavoro»; il 71,5% «non crede vi siano condizioni valide per la propria crescita professionale»; il 74% «avverte l'esigenza di momenti di formazione professionale, ma solo il 17,5% afferma di trovare risposte formative adeguate in azienda». E' il risultato di un indagine compiuta dall'Istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil che ne dà notizia.
Dei 200 lavoratori intervistati, il 28% lavora nel settore agricolo, il 25% nell'industria, il 47% nei servizi. Quindici di loro ha meno di 20 anni, 39 dai 20 ai 30, 52 dai 31 ai 40, 42 dai 41 ai 50, 52 più di 51 anni. Per quanto riguarda il titolo di studio posseduto, il 16% ha la licenza elementare, il 38% quella media inferiore, il 10% un titolo di studio professionale, il 30% un diploma. Per il 41% dei casi sono occupati in aziende con meno di 15 unità lavorative.

Nel commentare i risultati dell' inchiesta, la segreteria foggiana della Cgil ritiene - è detto in una nota - che siano «necessari più idonei strumenti legislativi e contrattuali per superare le condizioni di disagio avvertite con particolare gravità dai lavoratori della nostra provincia». «L' instabilità occupazionale, il basso reddito, la mancata valorizzazione delle competenze professionali - viene sottolineato - sono ormai vere emergenze sociali».
Il 55,5% del campione analizzato immagina che «la propria condizione futura sarà peggiore (36%) o uguale (19,5%) a quella dei propri genitori». La previsione pessimistica è particolarmente accentuata nella fascia di età tra i 31 e i 50 anni (65%). Il 78,8% dei lavoratori agricoli valuta «insicuro l'ambiente di lavoro; per oltre la metà di loro (il 55,3%) le tutele sociali e previdenziali sono insufficienti (pessime o mediocri)». Alla domanda 'se perdessi il tuo lavoro in quanto tempo lo ritroverestì, il 65,3% degli occuoati in agricoltura ha risposto «non so se lo troverei».

Nel settore industria, i lavoratori assunti a tempo indeterminato sono il 66%, il 50% nella fascia sotto i 30 anni. Il 74% «giudica positivamente le attuali tutele sociali e previdenziali», il 46% non sa se ritroverebbe il lavoro. Nei servizi (pubblico impiego, commercio, turismo, pulizie), «il 59,5% lavora a tempo indeterminato» (sotto i 30 anni sono solo il 31,3%, il 18,60% dei quali non ha contratto). Il 70,30% giudica «insufficienti le possibilità di crescita professionale» mentre il 74,5% valuta «positive le attuali tutele previdenziali». Il 64,9% non sa se troverebbe un nuovo lavoro se perdesse quello attuale e il 51% «immagina un futuro non migliore dei propri genitori». Un opuscolo con l'analisi sintetica e la relativa elaborazione grafica dell'indagine sarà diffuso nell'ambito del congresso provinciale della Cgil in programma i prossimi 19 e 20 gennaio.

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