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Lunedì 25 Settembre 2017 | 01:11

Lecce - «Mai più» Shoah

Dal 9 gennaio la mostra il «treno della Memoria» presso la stazione ferroviaria e «Canto del popolo ebraico massacrato» di Moni Ovadia • A Cavallino «l'altra Africa»
LECCE - «Canto del popolo ebraico massacrato», il nuovo spettacolo che Moni Ovadia ha realizzato ispirandosi all' omonimo poema di Katzenelson, debutterà lunedì 9 gennaio a Lecce, nel Teatro Politeama Greco.
Promosso dall'associazione italo-tedesca di Bari, lo spettacolo - informa una nota - rientra nel progetto «Mai più», manifestazione itinerante patrocinata dalla Regione Puglia per ricordare la Shoah.
Verrà inaugurata alle 18, nella stazione ferroviaria, la mostra multimediale del «treno della Memoria», allestita in carri merci per non dimenticare la Shoah. Nel treno sarà possibile visitare mostre fotografiche e documenti provenienti da musei e fondazioni.
Inoltre saranno proiettati alcuni video dell'istituto Luce e della Rai sul dramma della deportazione.

Nel 'Canto del popolo ebreo massacrato i brani del poema di Katzenelson saranno proposti accompagnati da musiche e canzoni del periodo in cui è avvenuto lo sterminio ed è nata la formazione dei ghetti. In particolare, saranno ripresi brani di M.Gebirtig considerato uno dei maggiori cantori di canzoni yiddish. In scena Ovadia sarà accompagnato dalla Moni Ovadia Stage Orchestra; è prevista la partecipazione straordinaria di Lee Colbert.
«Il Canto del popolo ebraico massacrato rappresenta un'opera unica nel suo genere - ha spiegato Moni Ovaia presentando lo spettacolo - un poema dolorosissimo, ma assolutamente necessario da ascoltare e rappresentare: un'opera essenziale, a mio avviso, al pari di quelle di Primo Levi. E' il poema di un uomo che è testimone e vittima insieme: una persona che ha la visione assoluta, sia generale sia particolare, di ciò che sta accadendo e, proprio negli attimi in cui sta accadendo, senza nessuna finzione». «
Capisce precisamente - ha continuato - di che cosa si tratta: è nel mezzo dello sterminio di un popolo intero, uno sterminio spietato, senza nessun tipo di attenuazione. Ovviamente avremo anche frammenti in yiddish, perchè è importante che questa lingua vada celebrata, considerato che in yiddish si esprimeva il novanta per cento delle vittime ebree dello sterminio. Lo yiddish resta una lingua d'esilio e il suo suono deve essere udito per sempre».

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