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Venerdì 22 Settembre 2017 | 12:01

Vendola ai pugliesi: aiutiamoci

Nell'incontro di fine d'anno con la stampa, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (Prc), ha detto «Non si tratta del successo o del fallimento di Nichi Vendola: se falliamo questo quinquennio la Puglia sarà ammalata per 50 anni»
BARI - «Ai pugliesi vorrei dire che dobbiamo aiutarci. Che dobbiamo condividere una possibilità, una chance. Non si tratta del successo o del fallimento di Nichi Vendola, Nichi Vendola ha l'avventura o la sventura di essere presidente della Regione Puglia, in un quinquennio che è fondamentale: se falliamo questo quinquennio la Puglia sarà ammalata per 50 anni, se vinciamo la sfida di questo quinquennio ce la faremo». E' questo il messaggio ai pugliesi per il 2006 affidato ai giornalisti, nel consueto incontro di fine d' anno, dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (Prc), alla guida di una giunta di centrosinistra dallo scorso mese di aprile, quando ha sfidato e vinto Raffaele Fitto, candidato alle regionali per il centrodestra.
«La sfida - ha detto Vendola - riguarda non me, riguarda le famiglie, riguarda i ragazzi, quelli che oggi emigrano. Dobbiamo, insieme alla capacità di fare sistema, di coniugare impresa, lavoro e cultura, insieme a tutti i progetti e le infrastrutture, noi dobbiamo ritrovare un ethos pubblico, uno spirito civico condiviso. La nostra terra ha bisogno di un amore speciale, di un lavoro di cura, che non può essere il compito della politica, è il compito della cittadinanza. E' il compito di ciascuno e di ciascuna».
«Dobbiamo ricostruire nella gerarchia delle nostre collettive priorità - ha detto Vendola - il culto dei bambini, il culto degli ammalati, il culto degli anziani. Non siamo tribali, siamo post-moderni ma nelle tribù delle età preistoriche avevano quel culto a volte dei bambini, degli ammalati o degli anziani, che noi in questa modernizzazione forsennata abbiamo smarrito. Ma le comunità possono essere ben governate se collettivamente ritrovano anche il primato di alcuni spunti fondamentali come la vita delle persone più esposte, più fragili».
«Ecco - ha proseguito - vorrei che facessimo questo insieme e insieme ricostruissimo le sfide: quella della cura dell' acqua, della cura dell' ambiente». «Auguro ai pugliesi ogni bene. Auguro a me stesso - ha detto ancora - di essere in grado: sono a volte tanto spaventato e a volte tanto in ansia, perchè - ha confessato Vendola - se fosse una partita privata, cioè una partita che riguarda me e le mie sfide personali, ne ho fatte tante di sfide, alcune possibili, altre impossibili, alcune le ho vinte, altre le ho perse, ma questa è una sfida che riguarda il destino di un territorio. E questo territorio, in più, ha il privilegio di poter essere la locomotiva che traina tutto il Sud d' Italia, di poter essere veramente lo snodo fondamentale del Mediterraneo. Spero di farcela: prego Dio di aiutarmi a farcela».

VENDOLA: MI HA IRRITATO RICORSO ELETTORALE
«La cosa che mi ha dato di più fastidio in questi mesi di governo è stato il grande imbroglio del ricorso elettorale, perchè è stata una grande volgarità. Che è stata fatta a me, alla mia famiglia e alla Puglia intera»: lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (Prc), che oggi ha incontrato i giornalisti per la conferenza stampa di fine anno. La cosa che ha maggiormente irritato Vendola in questi mesi di governo è stato quindi il ricorso sul risultato elettorale delle regionali di aprile che ha decretato la vittoria del centrosinistra, e di Vendola, presentato da alcuni partiti del centrodestra.
«Non mi ha irritato - ha detto rispondendo alla domanda di un giornalista - la lettera dell' Anci», con la quale l' Associazione dei Comuni di Puglia - guidata dal diessino Michele La macchia - ha lamentato la mancanza di concertazione da parte della giunta regionale asserendo che non c'era discontinuità con i metodi di Raffaele Fitto, ex presidente della giunta regionale di centrodestra alla Regione Puglia.
«Quella lettera - ha detto Vendola - ha irritato i sindaci che non l' avevano firmata e che invece erano stati con un atto apocrifo, coinvolti». «Non mi piacciono le abitudini apocrife di interlocutori anche istituzionali, io - ha detto Vendola - ho una brutta abitudine: ho sulle labbra quello che ho nel cuore e se uno è disinvolto nello stile io glielo dico e lo dico anche a microfono aperto». «La cosa che mi ha dato più fastidio in questi mesi - ha concluso - è stato il grande imbroglio del ricorso elettorale».

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