Sabato 21 Luglio 2018 | 13:26

Barese fermata per uxoricidio

Assieme a Nicolina Ceres, 50 anni, fermati per l'omicidio di Sabino Caporale anche il presunto killer Domenico De Santis e la sua convivente, Daniela Sprincu
BARI - Il comportamento inspiegabile dopo la morte del marito, Sabino Caporale, agricoltore incensurato di 50 anni, ucciso da tre colpi di fucile calibro 12 in contrada "Quarto" a Canosa di Puglia, in provincia di Bari, la sera del 18 dicembre scorso. Ma anche alcune contraddizioni nella versione fornita agli investigatori sulla sparizione del suo cellulare e una "chiamata", ritrovata dagli inquirenti nei tabulati tra il telefonino della donna e il numero fisso dell'abitazione del presunto esecutore materiale. Sono questi alcuni degli elementi che hanno portato i carabinieri al fermo per omicidio di Nicolina Ceres, 50 anni, moglie della vittima, ritenuta mandante dell'omicidio e rea confessa.
Insieme a lei sono stati fermati anche il presunto esecutore materiale del delitto, Domenico De Santis, 34 anni, con piccoli precedenti penali, e la convivente di quest'ultimo, Daniela Sprincu, rumena di 32 anni, presunta complice nelle fasi preparatorie e attuative degli altri due. Nella telefonata decisiva la signora Ceres dava sostanzialmente via libera alla Sprincu che avrebbe fatto da tramite del messaggio con De Santis. I tre fermi sono stati convalidati questo pomeriggio dal gip del Tribunale di Trani Roberto Olivieri del Castillo su richiesta del sostituto procuratore Achille Bianchi.

MANCA ANCORA L'ARMA, INDAGINI SU UNA QUARTA PERSONA
Oggi il comandante dei carabinieri della Compagnia di Barletta, Walter Pastorino, ha ricostruito in una conferenza stampa l'omicidio e le indagini e ha delineato il movente e la personalità degli arrestati. Manca ancora un tassello: l'arma del delitto, un fucile calibro 12 che non è stato ritrovato.
Approfondimenti sono in corso su una quarta persona, un pregiudicato già individuato, che sarebbe stato contattato inizialmente dalla donna, insieme a De Santis, e avrebbe partecipato alle prime fasi preparatorie dell'omicidio ma che, dopo aver intascato un anticipo di 500 euro (peraltro utilizzati per riparare la sua automobile), si sarebbe dissociato. L'accordo tra la signora Ceres, orginaria dell'avellinese, e De Santis era chiaro: il delitto sarebbe costato alla donna 3.500 euro, di cui 1.800 da versare subito e 1.700 dopo 15 giorni dall'esecuzione. «La soluzione ce l'avevamo il giorno stesso dell'omicidio», ha detto Pastorino ma gli inquirenti hanno lavorato giorno e notte in questi dieci giorni per trovare i riscontri decisivi.

INQUIRENTI, INSPIEGABILE IL COMPORTAMENTO DELLA MOGLIE LA SERA DELL'OMICIDIO
Innanzitutto è parso inspiegabile il comportamento della donna la sera dell'omicidio. Quest'ultima ha raccontato agli inquirenti che, non avendo visto rientrare il marito, si era recata in campagna, insieme al figlio 22enne, e che, vista l'automobile parcheggiata, con i fari e il motore accesi, entrambi non si erano precipitati a soccorrere il congiunto, come sarebbe stato naturale, preferendo invece chiamare i carabinieri per paura.
La donna si è poi contraddetta più volte circa la sparizione del suo cellulare che ha detto di aver perso durante una collutazione di qualche ora prima con il marito. E invece si è poi scoperto che in realtà il telefonino lo aveva consegnato proprio a De Santis, con la promessa di quest'ultimo di distruggerlo. Senza calcolare che la telefonata in cui la Ceres avrebbe dato il via libera alla rumena era stata registrata sui tabulati della Telecom. La donna in realtà era insieme alla vittima sul luogo dell'omicidio. «Siamo in campagna» avrebbe detto nella telefonata.

NELLA CASA DEL PRESUNTO ESECUTORE TROVATO MATERIALE INTERESSANTE
Gli inquirenti hanno approfondito anche la personalità di De Santis che ha dei piccoli precedenti penali per reati contro il patrimonio, peraltro risalenti al 2001, ma che si è rivelata una "sorpresa". Ufficialmente l'uomo faceva piccoli lavori stagionali nell'edilizia e in campagna, per la raccolta dell'uva, ma, nel corso di una perquisizione nella sua abitazione, sono stati trovati oggetti interessanti che fanno sospettare i carabinieri sul suo coinvolgimento in altri episodi criminosi avvenuti ad Andria e Canosa negli ultimi 2 o 3 anni e addirittura farebbero pensare a legami con la malavita organizzata delle due cittadine: manette, bastoni di ferro, mazze da baseball, noccoliere, un lampeggiatore blu di quelli in dotazione ale Forze di Polizia, parti di armi, come la canna di una pistola, materiale pornografico e un computer collegato a siti internet porno.
L'uomo aveva intrecciato un'amicizia a giugno scorso con il figlio 22enne della vittima che si era prestato nell'intestare a suo nome l'utenza telefonica fissa dell'abitazione di De Santis (moroso con la Telecom), tanto che gli inquirenti sarebbero stati anche temporaneamente tratti in inganno da questa circostanza durante le indagini sui tabulati. E' stato tramite il figlio che la Ceres avrebbe contattato De Santis per commissionargli il delitto ma il giovane sarebbe stato all'oscuro delle sue intenzioni e, comunque, allo stato attuale, non è indagato.

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