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Domenica 24 Settembre 2017 | 16:09

"Marcia su Roma" dalla Puglia

Migliaia di lavoratori agricoli giovedì 29 dicembre attiveranno una manifestazione davanti a Palazzo Chigi contro i tagli alle indennità di disoccupazione
BARI - Migliaia di lavoratori agricoli della provincia di Bari e di tutta la Puglia saranno a Roma giovedì 29 dicembre per partecipare ad un presidio davanti a Palazzo Chigi, in una giornata che prevede tra l'altro uno sciopero nazionale di otto ore. I braccianti protestano ancora una volta contro il governo che ha perso l'occasione per onorare l'impegno assunto per l'abrogazione del comma 147 della legge finanziaria 2005. Così, contrariamente a quanto più volte pubblicamente affermato dal ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, il decreto di legge «Milleproroghe» già approvato giovedì scorso dal Consiglio dei Ministri non prevede alcun intervento che ponga fine all'iniquo provvedimento. Pertanto dal prossimo 1° gennaio 2006 saranno di fatto attivi i drastici tagli alle indennità di disoccupazione dei lavoratori agricoli. Una questione che riguarda 200mila lavoratori agricoli e avicoli in tutta la regione, 40mila dei quali nella sola provincia di Bari. «Si tratta dell'ennesima beffa - dice il segretario generale della Uila Uil Puglia, Oronzo Bufano - che pone seri interrogativi sul futuro dei braccianti attraverso la peggiorativa revisione dei trattamenti di disoccupazione. In sostanza, si vogliono togliere soldi ai lavoratori per diminuire il costo di lavoro delle imprese. Si vuole superare l'articolo 147 della finanziaria 2005, riducendo il trattamento di disoccupazione per i lavoratori. Il che si tradurrebbe in 70 milioni di euro di uscite in meno da parte dell'Inps, lasciando però in una situazione a dir poco drammatica i braccianti e le loro famiglie». Insomma, si va verso una minore tutela del lavoro dipendente, maggiori aiuti alle imprese e addirittura premi a coloro che non hanno pagato i contributi: «Sono scelte inaccettabili - conclude Bufano - perché pongono come problema prioritario non l'emersione del lavoro nero, bensì la riduzione dei costi per le imprese. Si va verso una sorta di far west in cui tutti saranno liberi di fare quello che vorranno, in dispregio delle regole e dei diritti più elementari dei lavoratori. Un passo indietro di almeno vent'anni».

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