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Domenica 24 Settembre 2017 | 01:44

«Intramoenia/extrart», l'arte nel maniero

A Castel del Monte, inaugurata la mostra d'arte contemporanea che ha come direttore scientifico Achille Bonito Oliva e come curatrice Giusy Caroppo
ANDRIA (BARI) - Dieci artisti, selezionati fra i più rappresentativi esponenti dell'avanguardia artistica, portano vita e calore nelle sale di Castel del Monte, l'«archiscultura» voluta da Federico II di Svevia, l'imperatore-filosofo, il «mecenate illuminato», pronto ad accogliere nel suo maniero maestranze di varia provenienza. E' appunto quello di far rivivere i più suggestivi monumenti della Puglia il proposito di un progetto triennale, la cui prima tappa si è attuata oggi con l'inaugurazione di «Intramoenia/extrart», mostra di arte contemporanea che ha come direttore scientifico Achille Bonito Oliva e come curatrice Giusy Caroppo.
Stupefacente più che mai, circondato dalla neve che oggi è caduta copiosa sulle campagne che domina incontaminato, Castel del Monte, opera d'arte a sè, ha assunto un'aria pulsante e vitale ospitando al suo interno le realizzazioni extraordinaria dell'americano Bill Viola, dell'albanese Sislej Xhafa, del portoghese Pedro Cabrita Reis, dello svizzero Marc Bauer e degli italiani Sarah Ciracì, Enzo Cucchi, Francesco Arena, Elisabetta Benassi, Carlo Benvenuto e Domenico Mangano. Una commistione linguistica e culturale, equamente divisa tra nord e sud del mondo, oriente e Medio Oriente, con particolare accento all'area mediterranea, dislocata lungo un percorso tematico sviluppato su cinque punti di vista: storia, spazio, tecnologia, identità e genius loci.
Di profondo impatto in una delle sale del castello normanno-svevo, oscurata per l'occasione, la videoinstallazione di Bill Viola, dal titolo The lovers, presentata per la prima volta in Italia (è stata esposta solo a Basilea l'estate scorsa): un lunghissimo abbraccio al ralenty tra un uomo e una donna, dai corpi statuari, investiti da uno scroscio enorme e persistente di acqua, presagio di una catastrofe che anzichè dividere unisce sempre più appassionatamente gli amanti.
Altrettanto suggestiva l'installazione della tarantina Sarah Ciracì, una agile struttura a forma ottagonale sospesa a 10 metri d'altezza, che si riflette su una superficie specchiata posta sul pavimento, quasi a voler da un lato aprire il soffitto verso il cielo e dall'altro prolungarsi sino alle viscere della terra.
Sorprende, poi, l'immagine fotografica di Xhafa, albanese a New York, che in Sun ritrae quella che Bonito Oliva ha definito «la seconda Gioconda: è l'enigmatico sorriso di un extracomunitario che ostenta una stufa accesa, un piccolo oggetto quotidiano che per lui rappresenta il piccolo sole del suo universo. Pedro Cabrita Reis ci riporta invece alla desolazione del presente: una croce al neon poggiata su una base di mattoni vuol essere un omaggio alla memoria della piccola Graziella Mansi, la bambina rapita, violentata e bruciata nell'agosto del 2000 proprio nelle campagne intorno a Castel del Monte.
Sospeso tra figurazione e astrazione, infine, il tracciato segnaletico proposto da Cucchi, che tratteggia in tre sale del castello un percorso che fa da trait d'union fra le installazioni di cinque artisti emergenti: dai bicchieri incisi con frasi di Brecht di Carlo Benvenuto alla carta da parati raffigurante immagini erotiche di Marc Bauer; dal video sul falco pellegrino di Elisabetta Benassi alla fontana-piedistallo di Francesco Arena sino al Federico II a cavallo in versione pupo di zucchero.
Insomma una mostra-promenade - secondo Achille Bonito Oliva - che vuole «aprire il tentativo di ricreare in Puglia l'idea del grand tour, tanto diffuso fra i nobiluomini inglesi e francesi del '700». Ma soprattutto un progetto di «poetica integrazione d'assalto ai castelli della Puglia per evitare che la storia si trasformi in archeologia».
Pia Chiarappa

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