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Lunedì 25 Settembre 2017 | 01:10

«Speculavano sulla salute dei baresi»

I Nas arrestano 7 tra dirigenti sanitari e ispettori del dipartimento di prevenzione dell'Ausl Ba4. Il Gip: «Sapevano, ma hanno nascosto presenza salmonella»
BARI - Per sette anni - dal 1997 al 2004 - i controlli igienico-sanitari negli esercizi pubblici di Bari in cui vengono manipolati gli alimenti o erano addomesticati o non c'erano affatto, mentre le visite ispettive erano preannunciate e talvolta compiute per fornire ai controllati consulenza amministrativa per preparare ricorsi legali per ottenere il rigetto delle violazioni riscontrate da altri organi di controllo.
Per far parte della rosa dei 200 esercenti intoccabili bisognava pagare una somma in danaro al laboratorio di analisi microbiologiche Console di Bari che rilasciava le attestazioni di autocontrollo sanitario (Haccp). Il laboratorio era gestito di fatto - secondo l'accusa - dall'ex dirigente del Sian della Ausl Bari/4, Giovanni Ricciardi, che godeva della complicità del suo successore, Giovanni Moncada, e di altri funzionari del Servizio igiene alimenti e nutrizione della Ausl, oltre che della titolare del laboratorio. Insomma, sempre secondo l'accusa, gli esercenti pagavano di fatto i responsabili del servizio pubblico per godere di coperture e per lavorare in pace senza osservare alcuna regola igienico-sanitaria.
E' quanto emerge dalle indagini che hanno portato oggi all'arresto di sette persone - un dirigente medico e il suo predecessore, ispettori d'igiene e tecnici della prevenzione del dipartimento di prevenzione (Sian) dell'Ausl Bari 4 - coinvolte nell'inchiesta sulla gestione delle pratiche di autocontrollo degli esercizi pubblici baresi.
«E' una storia - ha detto il procuratore aggiunto del Tribunale di Bari che ha coordinato le indagini, Marco Dinapoli - che ci ha un po' sconcertato perchè riguarda il delicato settore del controllo sulla qualità delle misure igieniche degli esercizi pubblici che trattano alimenti». «Le cose - ha aggiunto - non andavano come ci si aspetterebbe perchè i controlli, le sanzioni e la chiusura dei locali non c'erano; quando c'erano, i controlli erano addomesticati e le visite ispettive preannunciate e non si concludevano mai con l'accertamento di irregolarità o con sanzioni: erano pro-forma per tutti gli amici del gruppo di controllo che agiva quasi in regime di monopolio, anche se subiva l'interferenza di altri organi di controllo che lavoravano rispettando la legge».
«I controlli venivano omessi anche sullo stato di salute di quanti chiedevano il rilascio della tessera sanitaria per poter manipolare cibi», ha spiegato il pm Roberto Rossi, facendo notare anche che «storicamente a Bari i casi di epatite virale sono molto alti».
Dalle indagini emerge che per aprire un locale in cui vengono manipolati gli alimenti è necessario, per legge, avere volte di almeno tre metri. Cosa succedeva se le volte erano più basse? Secondo l'accusa, alcuni degli arrestati facevano in modo che il commerciante che chiedeva l'autorizzazione presentasse una planimetria che non riportava l'altezza del soffitto.
Se invece i carabinieri del Nas o il servizio veterinario, oppure ancora la polizia municipale riscontravano violazioni igienico-sanitarie, i responsabili del Sian si adoperavano in difesa dell'esercente affiliato al laboratorio di analisi Console fornendo consulenza amministrativa e legale per ottenere l'annullamento della sanzione.
I controlli venivano omessi - secondo la Procura - anche negli stabilimenti balneari: se venivano riscontrate violazioni, il Sian concedeva ai titolari una proroga per adeguarsi alle prescrizioni di 120 giorni a fronte di una stagione balneare che dura tre mesi. L'anno successivo il copione era lo stesso.
Nell'inchiesta sono indagate complessivamente 31 persone tra cui, oltre agli arrestati e alla titolare di un altro laboratorio di analisi, figurano anche dirigenti di industrie alimentari del barese e titolari di esercizi commerciali. Le accuse contestate a vario titolo agli arrestati sono di associazione per delinquere, tre casi di concussione, 15 di falsità materiale e ideologica, sei di rivelazione del segreto d'ufficio e sette di concussione. Sia gli arrestati sia i loro presunti complici sono poi indagati a piede libero, a vario titolo, per peculato, abuso d'ufficio e omessa denuncia.

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