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Domenica 21 Gennaio 2018 | 05:43

La Puglia come culla del dialogo

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, intervenendo a Bari al forum «Il cammino di liberazione delle fedi del Mediterraneo»
BARI - «E' l'inizio di un percorso intenso di scambi, di costruzione di occasioni. Il dialogo tra religioni, che fino a qualche tempo fa poteva apparire impossibile, in Puglia può trovare la propria culla naturale».
Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, intervenendo a Bari al forum «Il cammino di liberazione delle fedi del Mediterraneo».
«Il Dio che libera - ha aggiunto Vendola - spesso nella storia si incrocia al Dio che opprime e infligge la morte. Accanto al Dio dell'accoglienza c'è quello della discriminazione. Noi pensiamo al Dio che danza la vita, del quale parla padre Balducci». Per Vendola, «su questi temi gli studiosi riuniti qui possono dire parole importanti che mancano nei vocabolari dell'identità, intesa come patrimonio autoreferenziale, saracinesca chiusa sul mondo. Penso alla mistificazione culturale su cui si costruisce l'uso politico di questa categoria dell'identità, quando si parla della «minaccia del meticciato». Si finge di ignorare che stiamo inventando una tradizione artificiosa che cancella il meticciato che è nel ventre della nostra terra. E la fede inchiodata alla croce dell'identità contiene un elemento di conflitto rispetto ai principi dell'accoglienza e della conoscenza».

Vendola si è poi soffermato sulla crisi della laicità con il ritorno di confessionalismo e clericalismo «utili - ha detto - a nascondere la realtà della violenta secolarizzazione del mondo». «Laicismo e clericalismo rischiano di essere due facce della stessa medaglia: se vivo in un mondo in cui la vita non ha più significato, dovrò per esempio riempire la tv di fiction sulla celebrazione della sacralità. Più cresce la mercificazione del mondo, più avrò bisogno di coprire il dolore con una produzione mercificata di un sacro leggero e di facile consumo». Inoltre, il punto per Vendola è «che abbiamo costruito la storia della nostra laicità in rapporto alla chiesa cattolica: il concetto adesso va ridefinito in rapporto alla multireligiosità «. «Il tema della sacralità della vita - ha aggiunto - spesso viene strumentalmente agitato nel dibattito politico. Nel conflitto israelo-palestinese il simpatizzare per una parte o per l'altra, ha comportato atteggiamenti di sconto nei confronti degli orrori: è insopportabile impedire a un'ambulanza di passare un check-point così come lapidare una persona».

«Credevamo - ha concluso - di aver conosciuto tutto dell'orrore. Invece, negli ultimi tempi c'è una novità. L'orrore viene esibito come forma di proselitismo: il carnefice non nasconde più le tracce ma usa l'esibizione come manifesto politico-ideologico: penso alle bombe che diventano un videogame e allo sgozzamento rituale in videotape. In piccolo, il Cpt che precipita sulle povere spalle di Bari è il contenitore dell' idea di questa violabilità dei diritti umani».

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