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Venerdì 19 Gennaio 2018 | 18:44

Puglia - Truffa, denunciati 71 medici

Il gruppo repressione frodi del Nucleo regionale di Polizia tributaria della Guardia di finanza li accusa di aver frodato il Servizio sanitario nazionale
BARI - Con l'accusa di falso in atto pubblico e truffa aggravata ai danni del Servizio sanitario nazionale, 71 medici pugliesi sono stati denunciati da militari del gruppo repressione frodi del Nucleo regionale di Polizia tributaria della Guardia di finanza. I medici avrebbero ottenuto dalla Regione borse di studio senza averne titolo, causando un danno nei confronti del Servizio sanitario nazionale di circa un milione e mezzo di euro.
I provvedimenti sono stati presi a conclusione di indagini durate circa sei mesi, dirette dal Pubblico Ministero presso il Tribunale di Bari Carmelo Rizzo. Le indagini hanno riguardato i corsi di formazione specifica in medicina generale organizzati per il periodo tra il 2002 e il 2006 dalla Regione Puglia, indetti con decreto del ministero. In particolare i professionisti - secondo gli investigatori - hanno attestato falsamente che non vi erano motivi di incompatibilità inducendo così gli enti a concedere loro le borse di studio.
I controlli hanno infatti evidenziato che i medici, oltre alla borsa di studio, percepivano compensi provenienti sia dalla loro attività libero-professionale prestata in altri presidi ospedalieri della regione o in strutture private, sia da prestazioni nei propri studi professionali, in violazione a quanto prevede la legge che regola l'organizzazione e la didattica dei corsi.
In proposito la Guardia di Finanza ricorda che il ministero della Salute, con proprie circolari, ha precisato che il «concetto di formazione a tempo pieno comporta di per sé la totale inibizione da ogni attività lavorativa, dipendente, libero-professionale, convenzionale o precaria con il Servizio Sanitario Nazionale o enti e istituzioni pubbliche o private». Principio che era stato adottato anche dall'assessorato regionale alla Sanità che lo aveva a sua volta trasmesso ai direttori generali delle Asl, sedi di corsi di Medicina Generale e ai presidenti degli Ordini provinciali dei medici.
I medici vincitori ammessi alla frequenza dei corsi avevano presentato quindi una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, nella quale avevano attestato l'inesistenza di cause di incompatibilità con la partecipazione al corso di formazione specifica in medicina generale e la conoscenza degli obblighi di legge relativi alle incompatibilità per i partecipanti alla formazione "a tempo pieno".

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